«Seve», il big che ora deve «matare» il tumore

Manco a dirlo la notizia, diffusasi a tempo di record come sempre accade per quelle brutte, ha lasciato tutti stupiti e addolorati. Ma chi poteva pensare che Severiano Ballesteros, l'uomo di cui è stato detto che «Fa sembrare l'impossibile una cosa da tutti i giorni» potesse essere colpito da una malattia così devastante come un tumore al cervello? Con la riservatezza che per tutta la vita è stata la sua bandiera, il grande campione spagnolo ha aspettato a divulgare la notizia dopo aver parlato con i suoi due figli rientrati precipitosamente dall’estero dove studiano abitualmente e con la piccola Carmen, chiamata come la madre.
Chissà perché degli idoli si pensa sempre che siano immortali, non si immagina che siano esseri umani e «Seve» nel golf di umano ha avuto sempre molto poco. Tecnicamente, intendo dire. Ognuno dei milioni di spettatori che l'ha seguito per quei 15 anni in cui è stato al top ricorda un colpo incredibile, un salvataggio miracoloso, un gesto di esultanza che solo lui sapeva esprimere, uno di rabbia incontrollabile. Persino nell'errore ha saputo essere unico. Tutto di lui fa e ha fatto spettacolo nella buona e nella cattiva sorte, nelle vittorie e nelle sconfitte, all'apice come al declino, il suo nome ha sempre attirato folle oceaniche che seguivano questo Hidalgo spagnolo arrivato al successo grazie a un talento spropositato e a una sensibilità particolare da quella spiaggia di Santander dove ha imparato a giocare con un ferro 3 regalato dal nobile al quale faceva da caddie e le palline ripescate dall’acqua. Il suo carattere infernale gli ha creato non pochi problemi, ma mai dei nemici perché di un tale campione non si può esserlo e, anche in questa occasione, i primi a fargli gli auguri sono stati i suoi più acerrimi rivali, Colin Montgomerie in testa.
Di lui si ricordano decine e decine di episodi dei molti Open d'Italia ai quali ha partecipato ed era sinceramente affezionato al nostro torneo nonostante non sia mai riuscito a inserirlo nel palmares dei 49 vinti in Europa. L'ultima partecipazione fu a Gardagolf nel 2003 quando sparò a zero sull'European Tour con il suo tipico gergo «a ruota libera» che suscitò un vespaio di polemiche. Seve è così: ruspante ma sincero, brusco ma corretto, diffidente ma con un senso dell'amicizia veramente raro. Queste doti l'hanno fatto amare in tutto il mondo non solo per le sue strepitose vittorie in cinque Major, ma anche per le emozioni che ha scatenato nei suoi fans per essere stato il giocatore più brillante della sua generazione, quello dai recuperi impossibili come quello dall'affollatissimo parcheggio a fianco del fairway della 16 di Lytham & St. Annes che gli valse la vittoria nell'Open Championship nel 1979.
Chiunque lo ricorda nei gesti di esultanza così come è indimenticabile il suo incedere perché unico: dopo 18 buche, la maggior parte delle quali percorse nei rough o fra gli alberi, arrivava alla 18 perfetto, con la riga dei pantaloni perfettamente a piombo, come appena uscito dallo spogliatoio. Anche questo lo rende unico ed è per questo che il suo addio alle gare - dato l'anno scorso a Carnoustie - ha lasciato un vuoto negli appassionati, indipendentemente dal fatto che comunque, per problemi alla schiena e personali, da tempo non gareggiasse più. Su di lui sono circolate voci di ogni genere in occasione del suo ritiro riguardanti una grave forma depressiva che l'ha spinto a tentare il suicidio dopo la morte in un incidente stradale della sua compagna 18 mesi fa. Il suo ricovero in ospedale, allora, è stato per accertamenti per una forma di fibrillazione cardiaca.
Ora è invece arrivata una brutta notizia, vera questa volta, che Seve ha voluto dare personalmente tramite un comunicato pubblicato sul suo sito domenica sera. «Dopo approfonditi esami mi hanno diagnosticato un tumore al cervello. Nel corso della mia carriera ero bravo nell'evitare ostacoli sui campi. Ora voglio essere il migliore anche nel match più difficile della mia vita». Lo sarà, confortato dall’affetto dei familiari, dei fan e degli amici il più caro dei quali, José Maria Olazabal, si è precipitato a trovarlo appena terminato il quarto giro del Madrid Masters. Olazabal, che con lui ha formato un coppia pressoché imbattibile in Ryder Cup e ha fatto parte del team che Seve portò al successo a Valderrama, ha detto di averlo trovato in buone condizioni anche se i medici non gli hanno consentito di trattenersi a lungo.
La famiglia del campione ha chiesto all'ospedale de La Paz di Madrid dove Seve è ricoverato di non trasmettere comunicati ma comunque lui stesso, con grande coraggio, ha promesso che terrà al corrente i suoi tifosi dopo la biopsia che avrà luogo oggi.