Severino: «Vattimo non va preso sul serio»

Il caso Galimberti, i prestiti non dichiarati da Il piacere e il male dell’antropologa Giulia Sissa (scoperti da Il Giornale), dai saggi del filosofo Salvatore Natoli e da Nell’immaginario cromatico della psicoanalista Alida Cresti, hanno prodotto paginate sui giornali e messo a rumore il mondo accademico. Un clamore mediatico ulteriormente aumentato dalla «difesa d’ufficio», comparsa sulle pagine del Corriere, che il filosofo Gianni Vattimo ha fatto del collega Umberto Galimberti. Un’intervista rilasciata a Pierluigi Panza ben riassunta dal virgolettato del titolo: «Che torto ha Galimberti? Filosofare è copiare». Insomma, per l’inventore del «pensiero debole» non è grave che si dimentichino virgolettati e citazioni: «Il sapere umanistico è retorico. Non dico che sia aria fritta, ma è tutto argomentativo. Noi si lavora su altri testi, si commenta. Platone e Aristotele sono stati saccheggiati da tutti...».
Abbiamo fatto un breve giro di interviste per capire cosa pensino di queste posizioni altri filosofi italiani, se è convinzione diffusa che, davvero le scienze dello spirito siano così volatili da non essere recintabili con note e virgolette.
Per primo abbiamo sentito Emanuele Severino tra i fondatori della facoltà di Lettere e filosofia dell’università Ca’ Foscari e maestro sia di Umberto Galimberti che di Salvatore Natoli.
Sulle posizioni di Gianni Vattimo ha le idee chiarissime: «... Ma non mi può chiedere di discutere seriamente quell’intervento. È così evidente che Vattimo scherza... È una cosa per divertirsi, una boutade. Non va letto come una cosa seria... Quanto poi alle tesi e ai testi accademici lì le note vanno fatte bene, lo sa anche Vattimo». Quanto al caso specifico di Galimberti che lui conosce bene: «Sulle fonti bisogna essere rigorosi, non bisogna farsi prendere dalla libido dell’appropriazione... Nello specifico di Galimberti c’è stata un’esagerazione mediatica... Lo conosco da quando era giovane, è una persona con dei grandi meriti accademici, di grande valore, poi: ognuno ha dei limiti, ognuno di noi ha dei vizietti... Ma in questo caso credo, comunque, che l’accento vada fatto cadere sui meriti...».
Più indulgente Sergio Givone, ordinario di Filosofia all’università di Firenze e firma del quotidiano Repubblica: «Vattimo si muove sul filo del paradosso, ma c’è del vero nel suo intervento. La filosofia è confronto di idee e quelle idee che riconosco come giuste diventano mie... Questo non toglie che le fonti siano fonti e vanno citate... Però ho l’impressione che in questo caso si rischi di fare una demonizzazione inutile... Per giustificare in parte Galimberti va detto che è un filosofo che si confronta con le idee degli altri. L’Italia è piena di filosofi sprezzanti verso le idee altrui, lui invece è ricettivo... Il problema nel nostro Paese è la separazione tra la storia della filosofia e la ricerca speculativa, non le virgolette...».
Elio Franzini, preside di Filosofia presso l’università Statale di Milano parte, invece, dalla considerazione che: «A vederla come Vattimo la filosofia rischia di diventare una ripetizione infinita e su questa idea non sono molto d’accordo. È vero però che c’è più retorica che nella fisica, è più difficile avere certezze assolute, etichettare... Questo non significa che non si deve citare con attenzione per carità, e noi professori dobbiamo vigilare tutte le volte che è possibile...». Quanto al caso di Galimberti: «Errori ci sono stati, alcuni ammessi da lui stesso, si tratta però di colpe veniali... Certo, non devono diventare troppe, trasformarsi in abitudine... Guardi, personalmente non raccolgo mai gli articoli per trasformarli in libri, soggettivamente non mi piace, aumenta il rischio di incappare in incidenti simili...».
Mario Ruggenini, collega di Umberto Galimberti a Ca’ Foscari ci risponde dopo lunga riflessione e dopo essersi riguardato per bene l’intervista del Corriere a Vattimo. «Vattimo ha il gusto della provocazione. Ma la filosofia non è provocazione. Quanto alle citazioni deve essere chiaro chi si cita e come... su questo non ci deve essere dubbio. Non voglio però entrare in nessun caso specifico perché non avrei gli elementi per valutare e non spetta a me. In generale posso dire che a mio avviso è sbagliato dare l’impressione che in Italia la copiatura sia prassi diffusa. Per me non lo è. Peggio ancora sdoganarla, mettere in farsa la questione dicendo che San Tommaso copia Aristotele... Io leggo testi filosofici da una vita e penso non ci sia una sistematica distorsione. Il mondo accademico è dotato dei suoi anticorpi...».
Convinta invece che Vattimo non scherzi Roberta De Monticelli professoressa ordinaria di Filosofia teoretica dell’Università San Raffaele di Milano: «Dissento completamente dall’intervento di Vattimo, è spaventosamente al ribasso, fa diventare tutto lo stesso, è quasi una caricatura del pensiero debole... Quanto a al copiare... Chi non mette le virgolette rischia di fare un danno logico e spesso anche etico. Nel caso di Galimberti il problema poi non è nemmeno l’errore, è il fatto di volerlo giustificare...».