Seveso, nessun risarcimento per le vittime della diossina

Il caso diossina esce dal sistema giudiziario. L’ennesima maxicausa contro la Givaudan finisce con una sentenza che dà ragione alla multinazionale svizzera proprietaria della famigerata Icmesa di Seveso. È la prescrizione il macigno che si è abbattuto sui danneggiati. A trentun anni dal disastro ecologico una mazzata, e forse la chiusura del tormentato capitolo delle aule di giustizia, per i 1.132 cittadini che ancora si ostinano a chiedere giustizia per i danni morali.
Il giudice del Tribunale di Desio, Federico Rolfi, dopo cinque udienze ha respinto la richiesta di risarcimento: una contesa che valeva cinque milioni di euro. La sconfitta arriva come una stilettata alla schiena esattamente tre decenni dopo il drammatico incidente. Migliaia di uomini, donne, bambini si sottoposero a un’interminabile serie di accertamenti clinici per valutare le cause «della più potente sostanza tossica, non nucleare, mai inventata dall’uomo: la diossina», come ha ribadito Francesco Borasi, l’avvocato che da sempre si occupa dell’offensiva giudiziaria contro il colosso elvetico, per conto del comitato 5D, il Comitato per i Diritti dei danneggiati dalla diossina.
In dodici mesi, questa di Desio è la seconda causa che finisce male per le vittime. Per intervenuta prescrizione, altri 1.211 cittadini di Seveso, ma non solo, si sono visti respingere dalla Corte d’Appello di Milano, le richieste di risarcimento. Analoga decisione è stata presa dal Tribunale di Desio al quale si erano rivolte le vittime dell’Icmesa, «la fabbrica dei profumi», come la conoscevano gli abitanti della zona prima della tragedia. Due colpi, che con ogni ragionevole certezza mettono per sempre la parola fine sulle future battaglie giudiziarie contro la Givaudan.
Le motivazioni adottate da Federico Rolfi per dire no alle richieste dei «dannati dalla diossina» si presentano articolate, ma tutte le speranze sono svanite in una parola: «prescrizione». Un’altra beffa perché la «colpa» non è da attribuire ai cittadini, ma alle «colpe» del sistema giudiziario: la Corte Costituzionale, a sezioni unite, solo nel 2002 ha stabilito che il danno morale, nel caso in esame, sussiste ed è risarcibile. Troppo tardi. Lo scorso anno addirittura la Givaudan richiese a 21 famiglie di restituire i due milioni, più interessi delle vecchie lire, che avevano incassato. Il legale riuscì a far rendere solo la somma del risarcimento ma non gli importi aggiuntivi.
Intanto ieri, a Desio, si è tenuto un convegno dal titolo: «Prevenzione, precauzione, partecipazione». «Il disastro della diossina - ha spiegato l’assessore regionale alla Sicurezza, Massimo Ponzoni – ha rappresentato lo stimolo culturale per una maggior tutela dell’ambiente, non solo in Italia, ma in tutta Europa».