«Dopo Sex and the City mi sono ritrovata recitando Shakespeare»

La Samantha della serie tv «postfemminista»: ho un sogno, diventare produttrice di me stessa

da Roma

Nient'affatto glamour e tutto sommato neanche un granché provocante. Nella svogliata signora bionda che dichiara di voler ritornare a Shakespeare affermando che «le donne dovrebbero smetterla di pensare troppo al proprio corpo», gli spettatori del Roma Fiction Fest riconosceranno con qualche difficoltà Kim Cattrall; cioè la provocante Samantha della disinibita serie tv Sex and the City. Giunta alla rassegna capitolina per ritirare un premio, la signora (in procinto di partecipare al decimo anno della serie, dopo aver appena festeggiato l'episodio numero 200) ha preso tutti in contropiede con dichiarazioni del tipo: «Nella mia vita ho perso troppo tempo a truccarmi, a dimagrire, a cambiare aspetto. A non essere più quel che sono davvero, insomma». L'impressione è stata quella di una mangiauomini stanca di fare la mangiauomini. E quasi decisa a prendere le distanze da sé stessa. Cioè dal suo personaggio.
«Sex and the City - riflette l’attrice - ha interpretato un messaggio post-femminista: quello delle donne che pensano finalmente a sé stesse, a come trattare gli uomini, a come fare carriera. Nessun'altra serie tv, che io sappia, l'aveva mai fatto prima. Ma quando sono tornata in teatro mi sono accorta che gli spettatori avevano un'idea preconcetta su di me, come donna e come attrice, basata interamente su quanto avevano visto in tv». Rischi della popolarità, commenterà qualcuno. «Io però avevo deciso di fare teatro proprio per accettarmi come persona e come donna diversa». Sembra che il desiderio del cambiamento sia nato dalla constatazione di quel cambiamento fisico che, prima o poi, mette in crisi tutte le mangiauomini. «Anche nel corpo femminile compie la sua opera una cosa che si chiama forza di gravità». Non lo dice ma si capisce - insomma - che Kim quasi vorrebbe liquidare Samantha: «Recitare finalmente Shakespeare e Cechov: ecco il mio sogno. E diventare produttrice di me stessa. Magari interpretando un soggetto che ho acquistato di recente, e che racconta il declino e la crisi d'una donna di 60 anni».