Sexgate, il presidente israeliano sotto torchio per oltre sette ore

Gerusalemme. È durato ben sette ore ieri l’interrogatorio del presidente israeliano Moshe Katsav da parte della polizia. Katsav è sospettato di aver avuto rapporti sessuali forzati con una sua giovane ex dipendente. A quanto si è appreso, nella fase iniziale dell'interrogatorio, il presidente ha fornito la sua deposizione circa un asserito tentativo di estorsione nei suoi confronti da parte della donna. Nella fase successiva, dopo essere stato ammonito dagli inquirenti, Katsav ha dovuto rispondere alle domande che gli sono state fatte sulle accuse di natura sessuale proferite dalla donna. Accuse che egli ha negato. Fonti della polizia, citate dal quotidiano Haaretz, hanno detto che il materiale finora raccolto nel corso dell’inchiesta «è molto più significativo e grave di quanto è finora trapelato sulla stampa». Il legale di Katsav, Zion Amir, ha dichiarato alla stampa che «il presidente ha pienamente collaborato con gli inquirenti». Katsav, ha dichiarato ancora il legale, «non ha mai infastidito nessuno sessualmente, e la versione che egli ha dato non lascia spazio a dubbi». Ciò nonostante è più che probabile che Katsav sarà di nuovo interrogato nei prossimi giorni. Due giorni fa la polizia ha perquisito la residenza di stato di Katsav, sequestrando documenti e alcuni computer, incluso quello personale del presidente. La donna che il presidente avrebbe molestato è stata sottoposta all’esame della macchina della verità, il cui risultato, secondo media locali, è stato che era sincera. L’inchiesta era partita all’inizio dello scorso luglio da una lamentela dello stesso Katsav che, pur senza formalizzare una denuncia, aveva detto al procuratore generale dello stato Menachem Mazuz di ritenersi vittima di un tentativo di estorsione da parte di una sua ex collaboratrice.