Sexy e raffinate, ecco le stelline a tutto swing

Viktoria Tolstoy e Chiara Civello in tour: più vicine alla ballata che alla musica afroamericana

Antonio Lodetti

da Milano

È troppo presto per spiegare l’invasione di nuove signore del jazz (venato di pop) e della ballata confidenziale che hanno stregato il pubblico internazionale. Sbucano così, all’improvviso, belle eleganti sofisticate e al tempo stesso antidive, declinano un repertorio raffinato che pesca tra il jazz e il pop, che cita Ella Fitzgerald e Joni Mitchell, Carmen McRae e Carole King, vendono milioni di dischi solleticando la fantasia dell’inclito e del colto. C’è mercato per le nuove signore della ballata, supercoccolate dalle case discografiche che puntano sul loro appeal. Il trionfo di Norah Jones (peraltro più vicina al soul che al jazz tradizionale) con otto Grammy e quasi dieci milioni di copie vendute del disco d’esordio Come Away With Me ha aperto la strada alle cantanti chic che cercano di sposare l’estetica e la qualità dei contenuti.
La più popolare sulla piazza è Diana Krall; pianoforte, voce assorta e composta, interpreta ballate sinuose (oggi scritte insieme al marito Elvis Costello) e dal taglio moderno, ha aperto le porte della «song» jazz ad un pubblico di solito poco interessato alla musica d’origine afroamericana. Se la Krall è la star, la «new entry» di lusso è Chiara Civello: l’italiana che ha sfondato a New York. Scappata ancora bambina da Roma, vince una borsa di studio alla Berklee School of Music di Boston e si trasferisce a New York cantando canzoni brasiliane nei bar. Un giorno, mentre assiste alle prove di un concerto di Paul Simon, consegna al suo produttore Russ Titelman un nastro con la sua prima canzone, Parole incerte. È l’inizio di un sogno: la prima cantante italiana che firma un contratto con la prestigiosa Verve (l’etichetta per cui incisero Armstrong, Ella Fitzgerald ecc). La Civello scrive al volo un pugno di brani che formano l’album Last Quarter Moon cui collabora Burt Bacharach. Il vecchio Tony Bennett l’ha definita «la miglior cantante della sua generazione» e sta preparando con lei il singolo in duo Estate. Domenica ha debuttato nella sua Roma, in questi giorni è a Umbria jazz e la settimana prossima la vedremo al Blue Note di Milano.
Talentuosissima anche se meno nota, con marcate radici jazz è Jane Monheit alle prese con un delicato sound acustico in dischi come Full Swing accanto a Wynton Marsalis. Meno conosciute ma agguerrite in un mondo di note trasversali sono Holly Cole, Nnena Freelon e Silje Nergaard, la norvegese scoperta da Pat Metheny che potrebbe dar filo da torcere a Norah Jones. Tra le ultime rampanti del bel canto c’è anche Viktoria Tolstoy, biondona svedese i cui brani sono in rotazione su Mtv e che interpreta uno strano incrocio di jazz e folk nordico e che nei prossimi giorni porterà in giro per l’Italia il nuovo album My Swedish Heart. Più vicine al cocktail di jazz e musica leggera (anni ’50-’60) di Julie London, Rosemarie Clooney e Helen Merrill (peraltro la preferita di Gil Evans) che al maestoso canto di Bille Holiday ed Ella Fitzgerald, le nuove signore lanciano la moda del canto confidenziale al femminile. Sarà vera gloria?