Le sexy-indagini? Finiscono tutte a escort

RomaPiù che Tangentopoli, Tangapoli. Le indagini versione «tanga» mettono a nudo una classe politica o parapolitica con gli ormoni a mille ma anche inchieste che il più delle volte fanno flop. Insomma, vanno a puttane pure quelle. Un gran bordello. Non c’è filone aperto dalla magistratura che non s’infili sotto le lenzuola dell’indagato di turno svelando sesso, amanti, escort, trans, ballerine, massaggiatrici. Il buco della serratura è, al solito, l’intercettazione: quel rastrello in mano ai pm dove rimangono impigliati a turno parlamentari, gran commis, manager e governatori. Uno squillo di telefono e salta fuori la squillo. Poi, dai palazzi di giustizia-colabrodo esce di tutto e lo sputtanamento è assicurato: titoli di giornali, Dagospia, periodici e via via gossippando. Tra sospetti, vergogne, imbarazzi e famiglie rovinate, gli unici a sorridere sono i magistrati, ancora una volta sotto i riflettori della notorietà. Più che fari, luci. Luci rosse.
Il marasma della mignottocrazia è bipartisan e nel «casino» c’è piombato sia il centrodestra che il centrosinistra. Nel tritacarne di Vallettopoli, per esempio, c’ha lasciato le penne Salvatore Sottile, ex portavoce di Gianfranco Fini. A incastrarlo il pm star di Potenza, Henry John Woodcock. Secondo l’accusa Sottile non ci andava tanto per il sottile, scorrazzando soubrette per Roma con l’auto blu. Reati ipotizzati: peculato, concussione sessuale e corruzione. Risultato: condanna di otto mesi per aver accompagnato la moglie dalla stazione a casa con l’Alfa di servizio (peculato) mentre gli altri due reati si sono ammosciati durante il processo.
E che dire del clan di D’Alema, pure lui invischiato in una storiaccia di meretricio&potere? Per «baffino» nessun clamore ma tanto amore. A pagamento. Secondo un’inchiesta avviata nel 1999 dal pm capitolino Felicetta Marinelli e conclusasi il 4 ottobre 2000 con il patteggiamento a un anno della maîtresse R.F., alcuni dei suoi fedelissimi erano gli utilizzatori finali di piacevoli servizietti da parte di procaci squillo inviate dalla stessa R.F. Anche in questo caso brogliacci, sbobinamenti e pedinamenti fin sotto Montecitorio. Tutta roba scottante che ha ustionato a tal punto l’ex premier diessino che ha querelato il Giornale, unico quotidiano «reo» di aver raccontato la vicenda.
Per mesi, invece, i giornali di tutto il mondo hanno sguazzato sulle feste di palazzo Grazioli e villa Certosa, facendo diventare una star la escort d’alto bordo Patrizia D’Addario. Dal caso non emerge alcuna ipotesi di reato nei confronti del premier Berlusconi, ignaro del mestiere della provocante barese, ma tant’è. Gli inquirenti starebbero lavorando piuttosto sulla fu(i)ga di notizie, diffuse probabilmente da pubblici ufficiali col solito risultato: sui quotidiani compaiono dal primo all’ultimo interrogatorio secretato e on line persino le telefonate più hot. Tutto in pasto a un pubblico sempre più attratto da vicende pruriginose e bulimico di storie piccanti. Così è stato per Piero Marrazzo, ex governatore del Lazio col vizio del «famolo strano», impantanato in una torbida vicenda di trans e ricatti. Ma in questo caso l’affare s’è ingrossato a dismisura visto che i procuratori Giancarlo Capaldo e Rodolfo Sabelli ora si trovano a indagare anche su due morti sospette, il trans Brenda e il pappone Cafasso, e su un giro di cocaina. Già, la coca: immancabile ingrediente da unire al sesso. Ne sa qualcosa l’ex deputato udiccino Cosimo Mele, pizzicato nel luglio 2007 in un hotel di via Veneto in compagnia di un paio di prostitute, una delle quali poi finita all’ospedale forse per una strisciata o un cicchetto di troppo. Un festino andato a monte come la reputazione dell’ex parlamentare, inizialmente iscritto nel registro degli indagati per cessione di sostanze stupefacenti e omissione di soccorso. Un anno dopo i giudici hanno archiviato il procedimento sull’omissione di soccorso mentre resta aperta la questione sulla coca. Vicenda piena di ombre, comunque: la stessa ragazza coinvolta nel festino rischierebbe di finire sotto processo per tentata estorsione nei confronti di Mele visto che secondo l’accusa, la donna avrebbe chiesto 100mila euro o un contratto televisivo di un anno per ammorbidire la sua versione dei fatti. Non solo prostitute: è lunga la lista dei sex-scandali costati poltrona e faccia al politico di turno: l’ultimo è il caso dell’ex sindaco piddino di Bologna Flavio Delbono, «liCinziato» dalla sua ex amante ed ex segretaria Cinzia Cracchi che ha raccontato di aver gozzovigliato a sbafo assieme al compagno, quando questo era vicepresidente della Regione Emilia. Ipotesi di reato: peculato, truffa aggravata e induzione a rilasciare dichiarazioni mendaci per presunto uso di denaro pubblico per faccende private. L’inchiesta è in corso ma chissà se andrà in porto o, pure questa, a mignotte.