Sexy, instancabile e ricca. In scena a Milano la multinazionale del soul

Domani al Datch Forum l’unico show della diva americana: «Nella vita sono diversa da ciò che faccio sul palco»

Francoforte - In fondo ci vuol poco, anzi spesso basta una frase: «Anche se sono di dieci anni più giovane, mi onora essere paragonata a Jennifer Lopez. Però io sono come nessun altro». Potesse essere musicata, questa sarebbe la perfetta «canzone da visita» di Beyoncé, quasi 26enne, quasi leggendaria, quasi inarrivabile, quasi tutto perché le manca sempre qualcosa. Forse per questo da dieci anni Beyoncé è una gioiosa macchina da guerra che non fa prigionieri e, se li fa, sono ben contenti di esserlo. Debutto con il trio femminile Destiny’s Child nel ’98, due cd da solista del pop soul, tre film con i quali, più che il talento recitativo, ha fatto crescere il cachet: da un milione e mezzo di dollari a dodici e rotti. Sarà che «ciò che si vede sul palco è molto diverso da quello che sono nella vita». O sarà che il cromosoma successo le è stato inserito nel Dna dal padre Mathew Knowles, tanto testardo da licenziarsi dal posto di mega-manager della Xerox per costruire la carriera della figlia quando lei era ancora alle medie. Se avesse avuto un maschio, lo avrebbe cresciuto da tennista, da cestista o, essendo texano, da machissimo giocatore di football. Invece ha avuto due femmine e in quattro e quattr’otto Beyoncé Giselle è diventata la superstar dei due mondi che vende milioni di cd, piace a femmine e maschi ed è capace di presentarsi con una frase sola, quella di prima: 1) non sono come Jennifer Lopez che signorilmente apprezzo 2) sono nettamente più giovane di lei 3) e comunque sono unica.

D’altronde, megalomane autostima a parte, non è andata molto lontano dal vero e forse, quando domani sera salirà sul palco del DatchForum di Assago (vicino al tutto esaurito), avrà già spazzolato via la fifa e la rigidità che hanno impolverato i primi concerti in Australia e in Europa. A Francoforte, la settimana scorsa, quando alla Festhalle è emersa dentro un fascio di luce vestita d’argento, s’è messa a ballare come uno sciamano posseduto, ha fatto la chanteuse, l’amica, la diva, persino la rapper per cercare sul palco quello che le manca: il carisma. A papà Mathew, che si è ritrovato una figlia con una vocina docile e disponibile, è riuscito tutto tranne quello, che è un frutto innato capace di maturare solo con la gavetta. Per dire di superstar, Madonna, che da ragazzina in bolletta ha fatto la scalcagnata corista persino per Ozzy Osbourne, adesso è carismatica e, se si muove, si ritrova addosso gli occhi di tutti.

Shakira ha stregato pure Gabriel García Marquez, che ha scritto per lei una lettera d’amore così fremente che solo incidentalmente era un articolo di giornale. Beyoncé no: è eterea, perfettina, non «puzza di dolore» come qualcuno scrisse per Janis Joplin. E non è immediatamente riconoscibile: forse perciò è il volto perfetto per le copertine da magazine, ogni volta diversa, ogni volta sorprendente, ogni volta anonima. Insomma, è un’icona troppo lontana dalla platea che infatti, quando lei canta, invece di ballare perché le canzoni dopotutto lo impongono, alza i cellulari per scattare le foto ben zoommate. «Non penso che avere un’immagine sexy come la mia sul palco voglia dire che tu non ami Dio» ha detto una volta, e vabbè.

Però è una multinazionale con un bilancio che a Wall Street spesso se lo sognano. Solo nel 2004, quando era grande ma non grandissima come ora, il suo 740 è stato (lo dice Forbes) di ventitré milioni di dollari e lei ha concesso oltre trecento apparizioni televisive e radiofoniche in mezzo mondo. In più due milioni di pagine web sono state dedicate a questa cantante che in una sola persona raduna tutto ciò che è sempre mancato alle ragazze del soul: talento, fortuna e relazioni giuste. Del padre si sa: la moglie lo stava per mollare quando lo ha scoperto così invasato da rinunciare allo stipendio sicuro per i sogni di Beyoncé. Del fidanzato pure: Jay Z è il rapper più ricco del mondo perché dopo un po’ si è stufato delle rime grezze e si è messo a produrre dischi a suon di dollari. E sulla energia di questa damigella da classifica non ci sono dubbi: non si ferma mai, nemmeno quando potrebbe: «Tutti noi abbiamo imperfezioni, persino io» ha detto a un giornalista prima di entrare in scena e recitare un ruolo, quello della diva, che le è stato cucito addosso con due taglie in più (per ora).