Sexy regalo di Natale: casalinghe disperate a scuola di lap dance

Nino Materi

A Milano in via Tofane 31 state attenti al palo, anzi ai pali. Contro di loro non è mai andato a sbattere nessuno, eppure possono essere estremamente «pericolosi». I pali di cui parliamo sono infatti quelli per la lap dance del centro «Bambolaia» dove una ragazza di nome Loredana (in arte Dana Hesse) tiene dei corsi molto particolari: roba da club privé, alla portata però anche di semplici casalinghe, siano esse più o meno «disperate».
Attualmente Dana ha una cinquantina di allieve e le più scatenate non sono più di primo pelo: «C’è un gruppo di amiche, tutt’altro che giovanissime, che si sono appassionate alla grande e seguono costantemente le lezioni».
Già le lezioni, ma cosa si insegna esattamente? «C’è una parte fisica legata agli esercizi ginnici e una parte più psicologica legata all’arte della seduzione».
Obiettivo? «Dimostrare a mariti, fidanzati e compagni con gli occhi incollati sugli stacchetti delle veline che anche una donna “normale”, se vuole, può risultare una bomba sexy».
Insomma, siamo sempre davanti al vecchio problema di risvegliare gli uomini dal letargo della libido? «Per Natale non sono poche le donne che hanno deciso di regalare al proprio partner un “pacchetto dono” a base di movenze che dovrebbero (mai come in questo caso il condizionale è d’obbligo ndr) ricordare le sequenze del celebre film Striptease. Con il non trascurabile dettaglio che lì a strusciarsi sul palo c’era Demi Moore, mentre sul palo del «Bambolaia» può capitare di imbattersri nelle certo non altrettanto eccitanti piroette di una arzilla cinquantenne: arzilla quanto si vuole, ma pur sempre cinquantenne.
Ma la nostra Dana è una che non si scoraggia davanti a nulla e, non a caso, sulla scrivania del suo ufficio esibisce le statuine di due attempate signore che, in body e scaldamuscoli, si allenano con un’espressione in biloco tra sofferenza ed entusiasmo. A «caricarle» per bene provvede la trentenne signorina Hesse che, forte di un’esperienza decennale che l’ha portata a ballare attorno ai migliori pali di mezzo mondo, riesce a personalizzare il programma erotico-didattico: «Ci sono performance che non sono alla portata di tutte, ma nessuno deve comunque disperare: riuscire a muoversi con sensualità ed eleganza è un risultato che si può raggiungere in ogni caso».
La filosofia di Dana è facile da riassumere: «Sono due gli impulsi che possono spingere ad iscriversi ad un corso di lap dance: recuperare la femminilità perduta e mantenersi in forma divertendosi. La prima ora di allenamento o la prima lezione sono gratuite, dopo - sul prezzo - ci metteremo sicuramente d’accordo. Esiste la possibilità di scelta tra diverse formule di ingresso e di abbonamento e si può iscrivere chiunque, dai 18 ai 60 anni».
Prima di incontrare personalemnte Dana e per arrivare in via Tofane con un minimo di preparazione teorica, abbiamo consultato il sito www.MondoLapDance.it, il portale che - a detta di Wikipedia - «tratta l'argomento in modo più serio e professionale». Ed è proprio cliccando qui che abbiamo scoperto che l’inventore (siamo alla fine degli anni ’50) della lap dance si chiama Arthur Charleston, recentemente defunto a Pasadena.
I suoi meriti sono ormai entrati nei libri di «storia»: «Con la sua invenzione Charleston (e uno che si chiamava così, non poteva che aver il ballo nel sangue ndr) permise che gli uomini dai 18 anni in su trovassero divertimento e svago dalla logorante vita quotidiana osservando giovani ragazze danzare sinuosamente avvinghiate ad un palo in abiti succinti».
Secondo alcuni, l'idea della danza attorno al palo, fu maturata dopo la visita della regione della Lapponia in Finlandia, dove egli vide le popolazioni autoctone praticare i balli radicati nelle loro tradizioni. In un’intervista, rilasciata proprio l'anno antecedente la sua morte, Charleston affermò che dopo aver visto i lapponi danzare attorno a pali piantati nel terreno, la sua mente gli riproponeva in continuazione questo susseguirsi di immagini e balli; da lì Arthur si chiese se una danza simile, ma a sfondo erotico, fosse quantomeno fattibile. Gli anni degli esperimenti di questa nuova danza in veste sessualmente provocante lo condussero anche a sei mesi di prigione per atti osceni in luogo pubblico, ma Charleston, appena uscito di prigione, continuò con la missione fino a trasformare la lap in un fenomeno di costume: un successo planetario che Arthur Charleston non riuscì mai a sfruttare economicamente, morendo povero in canna.
«Nonostante ciò - si legge su MondoLapDance - Charleston non fu amareggiato da questo mancato guadagno, come testimonia la sua affermazione: “La mia soddisfazione più grande è stata quella di aver fatto guadagnare migliaia di dollari a donne dedite a questo fantastico ballo”».
Con la sua escalation, la lap dance ha fatto breccia anche al cinema e furono proprio due film ad ammaliare il pubblico maschile italiano che, a metà degli anni Novanta, scoprì tutte le potenzialità di questo erotic-show.
La prima pellicola cult si intitola Showgirls, di Paul Verhoeven, uscito nel 1995. Protagonista era la bionda Elizabeth Berkley resa famosa dalla serie televisiva Bayside School nella quale la Berkley impersonava una giovane liceale di nome Jessica, alle prese con i problemi tipici dei teenager. Il secondo ma non meno importante film fu invece interpretato dalla bellissima Demi Moore: uscito un anno dopo Showgirls, si intitolava Striptease, diretto da Andrew Bergman.
Demi Moore, mettendo in mostra le sue grazie fu letteralmente ricoperta di dollari: solo successivamente si scoprì che per le scene più hot attorno al palo, aveva usato una controfigura.
Da applausi.