Sexygate israeliano, nuovi guai per Katsav

La polizia interroga per la seconda volta il capo dello Stato. Crescono le richieste di dimissioni

da Gerusalemme

Si potrebbe aggravare la posizione del presidente israeliano Moshe Katsav, indagato per presunte molestie sessuali ai danni di una giovane dipendente della sua residenza di Stato. La donna sostiene di essere stata minacciata di licenziamento qualora non avesse consentito ad avere rapporti sessuali con il presidente. Stando alla stampa israeliana, altre due impiegate degli stessi uffici avrebbero accusato Katsav di un analogo comportamento. Ieri, per il secondo giorno consecutivo, il capo dello Stato ebraico ha dovuto subire per cinque ore un interrogatorio da parte di funzionari di polizia che stanno cercando di accertare la veridicità delle accuse.
Uno degli investigatori ha detto che «Katsav è sospettato di una vasta gamma di reati sessuali e il compito degli investigatori è ora di stabilire quali articoli del codice siano stati violati: dallo stupro a rapporti consensuali vietati. Non tutto ci è ancora chiaro».
Il legale di Katsav, l’avvocato Zion Amir, ha detto che nel corso dell'interrogatorio il presidente ha energicamente respinto le accuse e ha promesso di restare a disposizione degli inquirenti in qualunque momento al fine di facilitare una rapida conclusione dell'inchiesta.
Intanto tra i politici e nei giornali aumentano le voci che chiedono al presidente di dimettersi o, almeno, di prendere un congedo provvisorio fino alla conclusione dell'inchiesta. Alla Knesset un deputato laburista, Yoram Marciano, ha cominciato a raccogliere le firme di 20 deputati necessarie per la convocazione di una commissione del Parlamento che esamini la messa in stato di accusa di Katsav. Un’altra parlamentare ha proposto di abolire la carica di Capo dello stato in Israele.