Lo sfascio del Borbone Antonio

Il governo finalmente ha preso atto del disastro napoletano ed ha politicamente commissariato Bassolino e la Iervolino. La decisione di Prodi e di Amato, assunta sotto l’alto patrocinio morale del capo dello Stato, di istituire a Palazzo Chigi una unità politico-amministrativa per la sicurezza e lo sviluppo di Napoli pone fine a quell’esperienza borbonica di Bassolino (senza offesa per i Borboni) che ha governato la città e la provincia partenopee per ben tredici anni. Per questo restiamo basiti nel leggere l’intervista che Giuseppe D’Avanzo ha fatto su Repubblica di ieri ad Antonio Bassolino. D’Avanzo, come è noto, è un giornalista acuto e molto informato sui fatti e sui misfatti della Repubblica, veri o presunti, e i suoi canali di informazione sono sempre segreti e riservati. Questa volta, però, sembra essere sceso dalle nuvole. Nulla sa e nulla chiede, tanto da offrire ad Antonio Bassolino il destro per insultare uomini e cose del passato senza che venga mai chiamato a rendere conto di ciò che ha fatto e non ha fatto nei suoi lunghissimi anni di governo e sui ritardi accumulati da Napoli sul piano economico, civile e nella lotta alla camorra. Nessuno ricorda, ad esempio, che Bassolino, insieme al suo partito, votò contro la legislazione antimafia del governo Andreotti-Vassalli (io ero al Bilancio e Gava agli Interni) nel settembre ’89 che allungava per i mafiosi e i camorristi la custodia preventiva fino a due anni e che si oppose ad ogni intervento finanziario pubblico a favore della città di Napoli e della sua provincia. Come si vede noi ragioniamo di politica e di fatti. Grazie a D’Avanzo, invece, Bassolino è di nuovo sceso nel cortile dell’insulto con l’arroganza stalinista di chi ritiene di non dover rendere conto del proprio sciagurato operato. Nessuno, ad esempio, gli chiede perché ha pagato 50mila euro l’anno per cinque anni ad alcuni opinionisti autorevoli come Mauro Calise (Il Mattino) e Ilvo Diamanti (Repubblica) tanto per citare solo due tra i tanti che spesso scrivevano su Napoli tessendo le lodi di un rinascimento che non è mai esistito. Noi non dimentichiamo che fu lo stesso D’Avanzo a venirci a trovare nel giugno del ’97 nella nostra casa napoletana. Eravamo reduci, tanto per non cambiare, da un complicato intervento cardiaco in quel di Londra ed eravamo ancora in convalescenza. Grande fu la nostra meraviglia nel sentire la sua risposta al perché di quella visita. «Sei rimasto l’unico, in questa città - ci disse - che si oppone a Bassolino». Per tutti gli altri un silenzio imbarazzante e una paura diffusa. Eravamo nel ’97 e già allora D’Avanzo vedeva una Napoli sofferente che annegava sotto l’applauso scrosciante dei mass media e dei piccoli borghesi che si mescolavano, novelli bohémien, al popolo plebeo nelle feste di piazza del Plebiscito. Ecco perché l’intervista di D’Avanzo ci colpisce. Il fallimento di Napoli negli ultimi quindici anni appartiene purtroppo anche a quella parte della stampa che non ha voluto raccontare il dramma di una città che perdeva progressivamente lavoro e speranza. Né ha voluto vedere il disprezzo di un uomo come Bassolino nei riguardi non solo degli avversari politici ma anche dei suoi amici di partito a cominciare dall’attuale presidente della Repubblica e di quegli intellettuali di sinistra, ed erano in tanti, che concorsero a redigere nel 1991 senza alcun interesse né alcuna retribuzione quel piano per il rilancio della città chiamato poi Neonapoli. Forse non tutti ricordano che negli ultimi trent’anni Napoli è stata governata dalla sinistra per ben ventuno anni. E di questi Bassolino ha governato per tredici lunghi anni disprezzando tutto ciò che era politica come disse acutamente una volta Fausto Bertinotti spiegando che il governatore della Campania aveva sposato l’antipolitica. Insomma un culto della personalità, poteri straordinari e una stampa compiacente hanno creato un mix scellerato che ha fatto di Napoli l’unica città mediorientale senza un quartiere europeo. Di questo sfascio la responsabilità pressoché esclusiva è di chi fu insieme sindaco e ministro del Lavoro, governatore della Regione e commissario straordinario per lo smaltimento dei rifiuti. Avremmo voluto volentieri leggere in questi anni di una iniziativa legislativa o amministrativa di Bassolino contro la criminalità organizzata, in particolare durante la sua esperienza di governo, o a favore dello sviluppo di Napoli e della Campania. Niente di niente e il governo Prodi ha finalmente deciso di voltar pagina mettendo fine ad una esperienza che la storia si incaricherà di bollare come il peggior governo di Napoli dall’Unità d’Italia in poi.