Sfascisti già assolti

Francesco Caruso, candidato «disobbediente» di Rifondazione comunista, non è ancora diventato parlamentare, ma pare abbia già acquisito i difetti dei peggiori politici, compreso quello di smentire le dichiarazioni che si rivelano inopportune. In un’intervista pubblicata sul Quotidiano nazionale Caruso ha di fatto trovato attenuanti ed espressioni di comprensione per i trecento violenti che sabato scorso hanno devastato parte di Corso Buenos Aires a Milano, danneggiando e saccheggiando negozi, bruciando auto e ferendo dodici fra poliziotti e carabinieri. Ore di autentica guerriglia urbana, nella tradizione del «sabato del selvaggio» degli anni di piombo. «Non condanno nessuno che si scaglia contro chi fa professione di nazifascismo», ha spiegato il candidato che non ha risparmiato ai dirigenti del centrosinistra la critica di condannare i «bravi ragazzi» senza prima essersi interrogati sui motivi della manifestazione.
Caruso ha in sostanza mostrato Prodi e tutti i leader dell’Unione nudi con la loro ipocrisia e il perbenismo falso che li ha portati a condannare – tardivamente e soltanto a parole - gli autori delle violenze di Milano. Perché quei giovanotti armati di spranghe, martelli e rudimentali bombe trovano simpatie e giustificazioni (l’«antifascismo militante» dovrebbe mondare ogni colpa) nei settori della sinistra radicale che, con la mediazione interessata di comunisti e verdi, è diventata organica all’Unione e i cui voti per Romano Prodi non puzzeranno. Caruso ha anche detto che quando sarà eletto si batterà per un’amnistia a quei settemila «ragazzi» inquisiti per le mobilitazioni antigovernative di piazza. In realtà quegli sfascisti sono inquisiti per devastazioni, saccheggio, lesioni, incendi eccetera, ma dai banchi di Rifondazione comunista qualcuno veglierà su di loro.
È evidente che Rutelli, Fassino e altri esponenti del centrosinistra hanno gradito le dichiarazioni di Caruso quanto un pugno nello stomaco. Ma come, loro «hanno preso le distanze» e quello riafferma la vicinanza? Loro sostengono che i violenti sono nati in provetta (chissà come) e Caruso certifica, a suo modo, che sono una costola della sinistra? Di qui una serie di critiche e attacchi fra alleati nell’Unione e il candidato-masaniello si è deciso a smentire l’intervista. Ma sì, diamo la colpa a un giornalista.
Purtroppo, per l’Unione, il Caruso-pensiero espresso nell’intervista che si vorrebbe ora apocrifa, è lineare, politicamente logico, sicché quelle dichiarazioni puzzano di sincerità, non d’invenzione. Tutto lascia credere che è falsa la smentita, non l’intervista.
D’altra parte, è in corso una massiccia campagna per mascherare la reale natura e collocazione politica dei violenti dei centri sociali. Quando tutti i comunisti si dichiaravano tali, uno dei più vecchi arnesi del loro armamentario propagandistico era costituito dalla combinazione di due categorie: la provocazione e il complotto. Non erano mai i comunisti a usare la violenza, erano i reazionari/fascisti/monarchici a colpirsi con crudeltà per far ricadere la colpa sui comunisti. Quanto era astuto il nemico di classe. Ebbene, molti adesso non si chiamano più comunisti, ma conservano il riflesso condizionato che li costringe a ricorrere a quel vecchio arnese.
Luciano Violante, in un un’intervista concessa prima che Caruso sbracasse, non dice chiaramente che gli incidenti di Milano siano stati provocati ad arte, ma lo lascia capire. «Non ho alcun elemento – ha affermato – per ritenere che sia consentito o organizzato lo scontro. Ma su un punto sono preoccupato: forze che organizzano e usano lo spionaggio contro la parte politica avversaria possono fare di tutto...».
Chiaro? La provocazione è sempre in agguato. E Giovanni Pellegrino, già parlamentare Ds e presidente della Commissione stragi esclude che i violenti entrati in azione a Milano «siano figli della sinistra». E aggiunge: «Così come non lo erano, a suo tempo, le Brigate rosse». Tutto quadra.
Già, tutti disconosciuti gli sfascisti, nati per caso, senza padri e mamme politici, senza album di famiglia, senza zii con i baffoni, figli della luna, o nati per una pioggia di misteriosa polvere marziana. Così duri, violenti, determinati e tuttavia così soli ed esposti alle «provocazioni». Soltanto Caruso non li ha abbandonati, sia pure per poche ore si è accomunato a loro. Poi anche lui ha dovuto mollarli, capirete, è candidato con il partito del non violento Fausto Bertinotti, il più leale alleato, così si dice, di Romano Prodi.