«SFERA», UNA BELLA INCOMPIUTA

Parte sempre con le migliori intenzioni ogni puntata di Sfera (giovedì su La7, ore 21,30), con argomenti potenzialmente interessanti e il tangibile desiderio di catturare l'attenzione del pubblico (anche l'altra sera, con almeno due temi accattivanti quali il punto della situazione sulle prossime imprese spaziali delle grandi potenze mondiali e gli errori del Codice da Vinci). Poi però, immancabilmente, perde via via di mordente, come se si afflosciasse lentamente e con inesorabile puntualità. E ogni anno, alla fine della stagione televisiva, ci si ritrova a interrogarsi sui possibili motivi per i quali il «terzo polo» della divulgazione scientifica televisiva non riesce a decollare. È vero che ci sono le attenuanti e tante plausibili giustificazioni a difesa del lavoro di Andrea Monti, a cominciare dalla oggettiva difficoltà di dover scalfire un terreno già occupato da molti anni da Piero Angela e più recentemente da Alessandro Cecchi Paone, e di doversi misurare con tale tipo di concorrenza contando su budget ridotti e su un bacino di audience ridotto in partenza andando in onda su La7. Però è anche vero che altri programmi de La7 sono riusciti a farsi notare, a far parlare di sé pur dovendosi confrontare, ciascuno nel suo campo, più o meno con gli stessi problemi. E allora si torna all'inevaso interrogativo di partenza: perché Sfera parte bene, tratta argomenti non certo meno interessanti di quelli di Quark o della Macchina del Tempo, li prepara seriamente, ma il pubblico rimane tiepidino e a rischio costante di abbiocco, di pisolo precoce? Come mai, alla resa dei conti, pare più facile cambiare canale dopo un certo numero di minuti che rimanere sintonizzati su questo programma? L'impressione è che manchi il coraggio di differenziarsi dalla concorrenza, di presentare un approccio ai temi che induca lo spettatore a orientarsi sul «punto di vista» di Sfera perché lì potrebbe trovare una pista meno convenzionale, più stuzzicante, anche a costo di suscitare qualche polemica sulla maggiore disinvoltura (o magari minore «sacralità») con cui vengono affrontati gli argomenti. Altrimenti, se si continua a concedere troppo spazio agli stessi documentari acquistati dall'estero che si possono vedere anche su altri canali e trasmissioni di maggior seguito, i motivi per cui uno spettatore dovrebbe scegliere Sfera si riducono di molto. Ogni tanto questo desiderio di differenziarsi si nota, ma non in misura tale da risultare decisivo. E così Sfera continua ad apparire come un programma in fondo incompiuto, non ancora capace della stessa autorevolezza dei concorrenti quando ne segue le mosse, e non sufficientemente determinato quando se ne discosta.