La sfida di Accardo: porto Mozart nelle scuole

Grande violinista, si batte da anni perché la classica abbia più spazio fra i giovani

Piera Anna Franini

Salvatore Accardo è l’interprete che in 47 anni di carriera ha esportato ovunque il violinismo italiano: esaltandolo. Stasera alle 21.30, Accardo sarà a Salò, ospite del Festival violinistico Estate Musicale del Garda, la rassegna ormai al mezzo secolo di vita, accolta nella piazza del Duomo: la cattedrale che ospitò fior di maestri di cappella.
Accardo raggiunge Salò con l’Orchestra del Festival Pianistico Benedetti Michelangeli diretta da Pier Carlo Orizio. In programma la Sinfonia n.95 in do minore di Haydn, l’Idillio del Sigfrid di Wagner e il Concerto in re maggiore op.61 di Beethoven affidato ad Accardo.
Accardo è il violinista che tutti conosciamo, il musicista napoletano che a 13 anni sbalordiva pubblico e critica infilando, uno dietro l’altro, i Capricci di Paganini, cioè pagine di mefistofelica difficoltà. Poi è stato un seguito di dischi, di presenze in sale di prestigio, di collaborazioni preziose.
Assieme a Uto Ughi, è il violinista per antonomasia della sua generazione, e come il collega esprime senza pudori le costernazioni per un sistema musicale italiano che scricchiola. Così come è sempre pronto a difendere a spada tratta i giovani. «Nelle scuole italiane scarseggia l’educazione musicale e artistica più in generale, cioè la molla per seguire la classica. Ho fatto tanti concerti-lezione nelle scuole, dalle medie all’università, e vedo che i giovani sono aperti a tutto. La colpa è nostra se li bombardiamo di musica di cattivo gusto. Non sono contro musica leggera, ma lì c’è molto marciume. I giovani si emozionano a sentire Mozart e Bach».
Spiega Accardo che dall’alto della sua pila di cd, medaglie e riconoscimenti vari non ha problemi a tenere concerti per ragazzini di scuole medie. Accardo è pure instancabile promotore di istituzioni; assieme a Giuranna, Filippini e Petracchi a Cremona ha creato Corsi di perfezionamento per strumenti ad arco. E continua a lottare per la sopravvivenza dell’Orchestra da Camera Italiana fondata nel 1996. E si augura «che possa godere di sostegni economici. Una buona orchestra priva di aiuti non può essere concorrenziale. Ad esempio, le orchestre francesi o giapponesi fanno tournée a costo zero o quasi, sponsorizzate dal Governo, quindi volentieri le società le ospitano. Continuo a sperare nella defiscalizzazione, incentiverebbe gli sponsor».