Sfida all’autogrill, morto un ultras

Il pullman di tifosi juventini schiaccia il 28enne Matteo Bagnaresi. L’autista: un incidente non mi sono accorto di nulla. L'ultimo viaggio di <a href="/a.pic1?ID=251412" target="_blank"><strong>Matteo, tifoso ingegnere cresciuto nei centri sociali</strong></a>

Asti - La macchia di sangue è coperta da uno strato di pietrisco finissimo, bianco, che spicca sul nero dell’asfalto. Il bianco e il nero: i colori più odiati dalla vittima. Accanto, stretta intorno a un pilastro della tettoia che protegge due pompe fuori uso da tempo, c’è una sciarpa con i colori della Juventus. La scritta stampigliata sulla sciarpa dice: «Drughi». Chi è del ramo spiega che sono un gruppo di tifosi organizzati, un battaglione di fedelissimi della Signora. Una specie di Ottantunesimo pullman trasportato della demenza domenicale.

Quella sciarpa annodata somiglia al gesto cavalleresco del «nemico» che rende omaggio all’avversario caduto. Sarebbe bello e nobile, ma non si può dire. È diventata così atroce, così maramalda, la guerra tra opposte tifoserie, che quello stendardo potrebbe essere inteso (così alcuni viandanti lo leggono) come un gesto sprezzante, l’estremo dileggio per il nemico finito nella polvere. Per terra, a metà pomeriggio, spunta anche una pianta di margherite gialle. Si usa, quando c’è un morto.

Per il resto, l’area di servizio «Crocetta nord», al chilometro 48 della A21 che unisce Piacenza a Torino, è una come tante. Le scritte «benzina» e «diesel» stampigliate sull’asfalto; il bar, la toilette, le pompe dove il diesel costa 1,354 euro al litro e uno spiritoso ci ha appiccicato un cartello con la scritta «Risparmio. Fai da te».

Un’area di servizio come tante. Buona anche questa, dunque, per una rissa, per un agguato, per una sfida all’ok corral, ora che negli stadi è diventato più difficile picchiarsi, scambiarsi qualche allegra coltellata nel costato, spaccarsi la testa a vicenda come in ogni battaglia che si rispetti, visto che il calcio, come sappiamo, è una sorta di sublimazione della guerra. È qui, poco dopo le 14.30, che arriva un pullman di tifosi juventini proveniente da Crema. Sul «sagrato» di questo tempio moderno del rito domenicale, che ogni tanto reclama la sua brava vittima, ci sono già quattro pullman di tifosi del Parma. Partono i primi sfottò, gli insulti, le dita levate al cielo, le minacce, i «vieni giù se hai coraggio». Qualcuno, tra i tifosi juventini, racconterà di avversari col volto coperto da passamontagna, di catene che roteano, di spranghe, di bottigliette di birra lanciate contro i finestrini del pullman «invasore». I Boys ora respingono le accuse: «Non abbiamo fatto nulla». Ma piccoli frammenti di vetro sono stati trovati sulla pedaliera del bus. E forse potrebbe esser stato proprio il timore di un assalto a spingere l’autista ad accelerare, urtando Bagnaresi. Ipotesi, per ora.

L’autista incrocia al largo, dove ci sono le pompe esauste, esita, rallenta fin quasi a fermarsi, come indeciso. I tifosi del Parma partono all’attacco, il pullman è circondato. L’autista accenna a una marcia indietro, poi riparte piegando tutto a sinistra, cerca di guadagnarsi uno spazio per filtrare, ci riesce, è già fuori dall’area di servizio, ma nello specchietto retrovisore vede come un fagotto rimasto per terra. Si ferma 800 metri più avanti, al primo slargo sulla corsia d’emergenza, chiama la polizia.

Per terra, morto sul colpo, travolto dalle ruote del pullman, c’è un giovane di 28 anni. Si chiamava Matteo Bagnaresi, viveva a Parma con i genitori, che qualche ora dopo, disfatti dal dolore, compaiono qui, sorretti da parenti, da amici, e vogliono sapere come, perché. Per Matteo doveva essere la prima partita dopo tre anni di «esilio», dopo la diffida comminatagli nel 2005, a Parma, per invasione di campo. Il destino lo aspettava qui, in questa anonima area di servizio, alla dodicesima giornata di ritorno, così come la dodicesima dell’andata era stata fatale a Gabriele Sandri. La partita di Torino è naturalmente sospesa, il minuto di silenzio è naturalmente di rigore. Poi la macchina infernale riparte a mille. L’autista del bus è indagato per omicidio colposo ma il magistrato non ne ha disposto l’arresto. Ha detto di non essersi accorto di aver investito il tifoso.

Inutile chiedere informazioni al personale del bar. Il direttore ha avuto ordini tassativi: tacere. Altre domeniche verranno; altri pullman gonfi di scalmanati approderanno sull’arena di questo Colosseo on the road. Entreranno cantando, braveggiando, ordinando birra a cassette, caricandosi in attesa dell’evento. Meglio non sbilanciarsi. Solo Giorgio, uno degli addetti alle pompe, scambia due parole. «Prima o poi doveva succedere. Le aree di servizio sono diventate terreno di scontro. Ci sono autisti che quando vedono i pullman degli “altri” tirano dritto. Ma non tutti sono così sensati. E la polizia non fa nulla. Guarda. L’ordine è di stare al vento. Ma poi, chi glielo fa fare a intromettersi? Ha visto com’è finita l’anno scorso, a Badia al Pino? Inchiesta, processo... Io li capisco, neh?».