Sfida all’Egitto, ancora kamikaze nel Sinai

Nel mirino un veicolo degli osservatori internazionali a Gura e un’auto della polizia. E le forze di sicurezza torchiano i beduini

Gian Marco Chiocci

da Roma

Una dimostrazione di insicurezza. Un’ammissione di debolezza. La conferma di un irreversibile declino, politico e militare. Con la profanazione del video attraverso il forum al-hesbah.org deputato alla divulgazione dei comunicati di Al Qaida in Irak, la primula Abu Mussab al-Zarqawi certifica il suo momento di difficoltà. Ne è convinto il Sismi, che insieme alla Cia sta cercando di interpretare la decisione del sanguinario luogotenente di Osama di metterci, per la prima volta, la faccia. La parabola negativa, iniziata a febbraio, avrebbe raggiunto il punto più basso proprio lo scorso 3 aprile allorquando al-Zarqawi avrebbe deciso di girare il primo ciak mostrando al mondo il suo volto. Per quel che se ne sa quel giorno, infatti, il terrorista di Zarqa ha letto sulla stampa araba un’interessante intervista rilasciata da Hudheifa Azzam, figlio dell’ideologo di Osama Bin Laden, Abdullah Azzam, secondo il quale la guerriglia irachena avrebbe relegato al-Zarqawi a un ruolo prettamente militare, scegliendosi come leader un iracheno più carismatico, Abdallah ben Rached al-Baghdadi. Stando al figlio d’arte del padre spirituale di Bin Laden, l’Incarnazione del Male per le truppe anglo-americane avrebbe cercato di risalire la china promettendo ai capi della guerriglia sunnita irachena di porre fine alla pratica delle decapitazioni degli ostaggi considerata, dalla stessa «resistenza», un boomerang interno ed internazionale.
Intervistato dal giornale arabo 'al-Sharq al-Awsat, Azzam aveva infatti preannunciato che la direzione della guerriglia irachena avrebbe chiesto al terrorista giordano di farsi da parte a causa degli «errori strategici» (taglio della testa, sequestri di cittadini iracheni e stranieri) che avrebbero rovinato l’immagine della «resistenza». Il siluramento arrivato da Azzam è solo l’ultima delle umiliazioni subite recentemente da al-Zarqawi. A febbraio, la provincia irachena di al-Anbar, sua storica roccaforte, è stata oggetto di una violenta offensiva da parte delle forze irachene e delle milizie tribali che hanno costretto il terrorista giordano e i suoi miliziani a spostarsi nella vicina provincia sunnita di Salahuddin, dove si trovano le città di Tikrit e Salahuddin. A marzo la stampa araba, e siti internet mediorientali solitamente bene informati, avevano parlato addirittura di una sua imminente cattura proprio nella provincia di Salahuddin, dopo che l’esercito iracheno aveva annunciato di averlo localizzato e circondato nella zona montuosa di Hamrein, a sud di Mossoul. Ebbene, con questo video al-Zarqawi prova a sgombrare il campo da ogni equivoco, ribadendo di essere un leader di Al Qaida, membro del ristretto Consiglio dei Mujahidin. «In conclusione - recita alla fine del messaggio intercettato dal Sismi - annuncio alla nazione islamica che è nato il Consiglio consultivo dei mujahidin in Irak, che con l’aiuto di Allah farà sorgere uno Stato islamico dove la parola di Allah sarà la più alta. Io mi onoro di far parte di questo consiglio come emiro dell’organizzazione di Al Qaida nel Paese dei due fiumi». Non è poi un caso che Ahmed Fadel al-Khalaylah, alias Abu Muhammad al-Gharib, «nome di battaglia» Abu Mussab Al Zarqawi, abbia deciso di apparire in un filmato utilizzando uno stile molto simile a quello di Osama Bin Laden e di Ayman al-Zawahiri. Il filmato si apre dapprima con uno spezzone di un vecchio video di Osama Bin Laden e si chiude con uno spezzone audio di un discorso di Ayman al-Zawahiri. Il messaggio è chiaro: dopo loro due, sono io la terza figura di riferimento nella gerarchia di Al Qaida. Per ribadirlo si fa vedere in azione, mitra in pugno, mentre impartisce ordini e riceve il referto di un’operazione andata a buon fine: un vero comandante in capo. Al 27° minuto del video recita a soggetto. È ripreso seduto, accanto a quattro uomini armati. Quindi è ripreso mentre coordina le operazioni indicando alcuni punti di una carta geografica. E in stile Rambo, al minuto trentatré, spara una lunga scarica di mitra contro il nulla. Prima dei titoli di coda, il terrorista giordano se la prende con gli Stati Uniti alla maniera di Osama nei celebri clip rilanciati dalla tv Al Jazeera: «Con l’aiuto di Allah faremo uscire gli americani dall’Irak sconfitti, l’America si esaurirà in Irak». L’esame del video da parte degli 007 sottolinea l’immancabile ricorso alla retorica jihadista che, partendo dalla guerra in Irak, passando per la campagna crociata contro l’Islam, ripropone il tema del grande nemico americano e sionista. Scimmiotta Osama quando affronta il capitolo del «sistema elettorale» definendolo contrario alla Sharia e criticando coloro i quali lo utilizzano seppure con lo stesso obiettivo da lui perseguito, quello di applicare la legge islamica nel Paese. Rassicura il popolo dei kamikaze sulla sua permanenza ai vertici dell’organizzazione. Si propone come guida regionale allargata del medesimo network terroristico. Quanto alla coincidenza con la contemporaneità del video di Osama e con gli attacchi in Egitto, questa può far pensare a una sinergia di azioni concordate col Grande Capo. Ma se così non fosse, per il Principe del Male l’ultimo azzardo potrebbe rivelarsi letale.
gianmarco.chiocci@ilgiornale.it