Sfida Antonveneta, Bpi studia il patto Abn scopre le carte

Fiorani diserterà l’assemblea rimandandola a mercoledì. Legali al lavoro sull’asse con Ricucci. Oggi Amsterdam sceglie sul pacchetto raccolto nell’Opa

Massimo Restelli

da Milano

Mentre Gianpiero Fiorani ordina la manovra diversiva su Antonveneta, Abn Amro si prepara a mettere nero su bianco i propri progetti per la banca padovana. Se è certo che Popolare Italiana e Stefano Ricucci diserteranno l’assemblea facendola scivolare a mercoledì, nel primo pomeriggio sarà infatti Amsterdam a spiegare il destino delle azioni raccolte dall’Opa, lasciata tramontare venerdì scorso poche ore prima che la Consob ravvisasse l’azione di «concerto» tra Bpi e Ricucci con l’effetto di ribaltare gli equilibri azionari di Antonveneta.
Ieri pomeriggio Fiorani ha chiamato a raccolta il fronte legale alla ricerca della soluzione migliore per rientrare in possesso dei diritti di voto: comprese le quote dell’immobiliarista romano, il 35% del capitale. Numerose le opzioni al vaglio, anche se, accanto all’annunciato ricorso al Tar del Lazio, la strada prescelta sembra essere quella già battuta per «sanare» ex post il patto parasociale con Emilio Gnutti, Danilo Coppola e i fratelli Lonati emerso a maggio.
Ecco perché Bpi potrebbe ufficializzare oggi l’accordo con Ricucci così da fare valere il proprio peso azionario mercoledì nell’assemblea chiamata a rinnovare il vertice Antonveneta. L’Opa obbligatoria in corso, che dovrebbe lievitare di qualche centesimo a 24,49 euro per effetto degli acquisti effettuati da fondi delle isole Cayman che la Consob ha collegato a Bpi, sembra infatti assorbire in «solido» anche il secondo patto. Opposta, tuttavia, la tesi di Abn (33 per cento del capitale) che pone fede nei propri legali e oggi dovrebbe mandare qualche segnale in più: accettando l’Opa lodigiana la plusvalenza per il presidente Rijkman Groenink sarebbe prossima a 600 milioni.
A dirigere l’assemblea sarà il presidente Tommaso Cartone ma Abn appare determinata a impugnarne le eventuali delibere, indipendentemente dall’esito di una partita azionaria che solo la Procura potrebbe sfilare dall’orbita della galassia di investitori di cui si è circondato Fiorani (52-53% del capitale).
Se Bpi non completasse in tempo la propria linea difensiva, gli olandesi potrebbero comunque mantenere un potere quasi assoluto su Antonveneta, grazie a un cda monocolore che avrebbe mano libera anche sull’eventuale vendita degli sportelli (Bankitalia permettendo). O preparare un’azione di blocco dove potrebbe incidere anche il risicato pacchetto racimolato nel corso dell’Opa (2,88% delle adesioni). Da parte sua Popolare Italiana potrebbe però chiedere un ulteriore passaggio assembleare per spodestare il board filo-olandese o studiare eventuali azioni di responsabilità.
Se il giudizio sui piani industriali dei due pretendenti sembra passato in secondo piano, quello che si preannuncia è quindi un ulteriore groviglio di ricorsi e carte bollate a corredo di un risiko che sembra destinato ad allargarsi. Tanto che in Piazza Affari non è passata inosservata la posizione di Capitalia che, se da un lato sta blindando il proprio assetto per evitare attacchi dall’esterno e prevenire l’eventuale addio di Abn, dall’altra è interessata a rafforzarsi nelle aree storiche di Antonveneta.