La sfida della Baraldini terrorista onoraria

C’è qualcosa di più malsano, politicamente e socialmente, di un Marco Ahmetovic - lo zingaro che, ubriaco, con la sua auto travolse e uccise quattro ragazzi - condannato a sei anni di reclusione da scontare in un residence? E che con la compiacenza della legge mette a frutto la sinistra popolarità interpretando spot pubblicitari di un marchio d’abbigliamento, la «Linea Rom»? Oggi il comune di Venaria, alle porte di Torino, conferirà la cittadinanza onoraria a Silvia Baraldini. Per risarcirla, come ha spiegato il sindaco Nicola Pollari, diessino, «restituendole quei diritti di cittadinanza che le sono stati strappati tanti anni fa» con una reclusione priva di «valenza rieducativa e riabilitativa». «La storia di Silvia Baraldini - ha aggiunto Franco Izzo di Rifondazione comunista, presidente del Consiglio comunale - sia nell’immaginario collettivo che nei fatti concreti, evidenzia i limiti, le contraddizioni e le ingiustizie che caratterizzano ancora il mondo e in particolare emergono con grande forza dal punto di vista del rispetto dei diritti umani negli Stati Uniti e nel cosiddetto Occidente».
Silvia Baraldini, dunque, è una martire. È il simbolo delle ingiustizie che emergono negli Stati Uniti e nel «così detto» Occidente (e ciò lascia intendere che nel senz’altro detto Oriente islamico, ingiustizie non ne emergano). È una sventurata che ha dovuto subire una reclusione priva di valenza rieducativa e riabilitativa, come potrebbe invece essere il residence di Marco Ahmetovic. E che dunque per lustro, per meriti e forse anche per gloria è degna d’essere elevata a cittadina onoraria di Venaria. La Baraldini. Condannata a 43 anni da un tribunale americano non solo e non tanto per le sue attività sovversive di militante del Black Panther Party, ma per complicità in una rapina nel corso della quale vennero uccisi una guardia giurata, l’autista del furgone blindato e due poliziotti. E per aver direttamente concorso all’evasione di Assata Shaker, il leader delle Pantere nere che stava scontando una condanna all’ergastolo per omicidio di un agente di polizia stradale. Crimini per i quali si va in galera in America come in Italia, nel «così detto» Occidente e nel senz’altro detto Oriente. Ma dei crimini commessi in nome di una ideologia, come quelli delle Br e dei terroristi islamici e dunque, agli occhi dell’illuminato Consiglio comunale di Venaria, del suo sindaco Nicola Pollari, non perseguibili ed anzi, meritevoli d’encomio solenne come può essere la cittadinanza onoraria che si conferisce a chi ha ben meritato alla Patria.
Qui non si tratta delle guapperie dello zingaro Ahmetovic. Qui sono gli eletti con la fascia tricolore a bandoliera a sdoganare una criminale, scardinando provocatoriamente quei princìpi di giustizia che disciplinano lo Stato di diritto. Sono le cariche pubbliche a santificare, ricompensandola, la violenza. Magari quello della Baraldini fosse un spot pubblicitario: è una sfida alle istituzioni e ai loro sussiegosi custodi. Sfida che costoro non sanno o non vogliono raccogliere, lasciando che un sindaco qualsiasi faccia strame di ciò che resta della rispettabilità del Paese.