La sfida Di Bella: «Cura gratis in Liguria»

Fabrizio Graffione

Di suo padre ha i modi gentili, le spalle ricurve, l’abito in tweed, i capelli bianchi, gli occhiali e il viso che ricorda l’oncologo più discusso degli ultimi anni in Italia e nel mondo. Il carattere, invece, è più combattivo, anche se con toni sempre pacati e gentili.
Giuseppe Di Bella, classe 1941, medico a Modena, è stato ospite, l’altra sera, al convegno promosso dai rotary club Golfo di Genova e Genova Ovest intitolato: «Luci e ombre sul metodo Di Bella. Evidenze scientifiche e conferme cliniche a confronto, sull'effetto antitumorale della somatostatina» che si è tenuto nella sala conferenze del Jolly hotel a Corvetto. «Contraltari» a Di Bella sono stati alcuni luminari oncologi genovesi come Alberto Sobrero e Adriana Albini.
«Nel dicembre del 1997 - spiega Di Bella - il ministero della Sanità comunicò che il lavoro di mio padre non si basava, in sostanza, su metodi scientifici. Oggi questi attacchi stanno calando e smentire l’affermazione del ministero è semplice. Abbiamo decine di pubblicazioni e riscontri scientifici che spiegano come il cocktail di elementi usati nel protocollo Di Bella possa essere migliore rispetto alla terapia tradizionale. Mi riferisco all’aumento dell’aspettativa di vita, alla migliore qualità di vita, alla stabilizzazione del tumore. Inoltre bisogna tenere conto dei minori effetti collaterali che la nostra terapia produce rispetto a quella tradizionale».
Il protocollo completo consiste nella somministrazione, via sciroppo liquido, di tre retinoidi e vitamina E, nello stesso cucchiaio soluzione con vitamina D3, compresse di melatonina, compresse di inibitori della prolattina, somministrazione orale di un prodotto chemioterapico a basso dosaggio, iniezioni di somatostatina, calcio e vitamina C per via orale. A secondo dello stato del paziente, quindi, il medico decide come variare le molecole assunte dal paziente.
«Dalla morte di mio padre, avvenuta nel 2003, mi sento in dovere - incalza Di Bella - di dare quelle informazioni e quella documentazione scientifica che la comunità richiede. L’anno scorso abbiamo guarito duecentocinquanta pazienti. I risultati migliori sono stati ottenuti da linfomi e sarcomi, così come una buona risposta alla nostra terapia è individuata per i tumori alla mammella, anche metastatici. Quest’anno forniremo dati scientifici di altrettanti casi raccolti scrupolosamente, che presenteremo al convegno in programma il 19 novembre a palazzo delle Stelline a Milano. Nel mondo sono circa quindicimila i malati di tumore che seguono il metodo Di Bella. In Liguria ci sono un centinaio di colleghi che applicano il nostro protocollo con buoni risultati».
Oggi ci sono circa quindimila pazienti che sono sottoposti al metodo Di Bella, alcune centinaia all’estero, ma la grande maggioranza è in Italia, soprattutto in Piemonte Lombardia, Emilia Romagna, Puglia e Lazio, dove c’è un accordo con l’Asl o una forma di sussidio e rimborso. In Liguria non esiste nessuna convenzione, quindi le spese sono a carico del cittadino.
«Spesso - conclude Di Bella - il paziente di alcune regioni è costretto a rivolgersi al giudice per ottenere il rimborso delle spese, che quasi sempre vengono riconosciute dai tribunali. Anche le decisioni delle toghe sono la dimostrazione che la terapia Di Bella funziona bene».
«La questione è superata e fuori tempo per vari motivi - taglia corto Sobrero - nessuno mette in dubbio che in rarissimi casi il metodo Di Bella può dare beneficio, tuttavia sono talmente marginali che dieci studi clinici, su 770 malati di tumore, hanno confermato che l’efficacia della terapia non merita ulteriori approfondimenti. Oggi, inoltre, abbiamo a disposizione nuove molecole, non chemioterapici, come herceptim, avastin, erbituz, glivea, che producono risultati di gran lunga superiori rispetto al protocollo Di Bella».
«Nel metodo Di Bella - aggiunge Albini - manca uno studio clinico randomizzato come avviene, secondo rigide normative, per le altre terapie, e una solida statistica di base».