LA SFIDA DEL CAVALIERE

Nessun dubbio che la rapida approvazione della nuova legge elettorale sia stata un capolavoro di Berlusconi. In un colpo solo ha compattato le forze della Casa delle libertà che da tempo erano in preda a forti tensioni centrifughe. Ha riaffermato la sua leadership nel centrodestra, e forse ha anche incassato l'ammirata invidia del centrosinistra. Ha scompigliato le file avversarie con un cambiamento delle regole che costringe tutti gli attori politici a rivedere le strategie elettorali. Ed ha messo in difficoltà Romano Prodi che di colpo s'è trovato senza partito, senza lista di riferimento e alle prese con delle primarie che hanno perso anche il modesto significato che avevano prima.
Se dunque si tratta di un indubbio successo tattico del centrodestra e del suo leader che ha rafforzato l'immagine in apparenza declinante, è tuttavia utile chiedersi qual è la più importante sfida che il vincente d'oggi deve affrontare nel prossimo futuro. Molti risponderanno che la più vicina partita decisiva è quella elettorale di primavera e, subito dopo, la scelta per il Quirinale, una responsabilità cui legittimamente aspira il più longevo presidente del Consiglio della Repubblica.
Concordo con questa tesi, ma vorrei aggiungere qualcosa d'altro che ritengo importante nell'orizzonte del Cavaliere. Gli storici e le future generazioni ricorderanno Berlusconi come il leader che ha trasformato la democrazia italiana da zoppicante e trasformista in sistema bipolare basato sull'alternanza, come nei grandi Paesi europei, Inghilterra, Francia, Germania e Spagna. Forse tutto ciò sarà stato frutto di una eterogenesi dei fini, ma certo è che senza l'intervento politico di un uomo dalla scarsa tensione teorica ma dalle grandi capacità operative non ci sarebbe mai stato il rassemblement dei moderati, dei conservatori e dei liberali a cui si è specularmente contrapposta l'alleanza di tutti i partiti a sinistra del centro. Le elezioni del 1994, 1996 e 2001 hanno visto i cittadini non solo designare i rappresentanti in Parlamento ma anche scegliere i governanti tra due menu politici contrapposti.
È per ciò che la sfida a cui Berlusconi dovrà in futuro fare fronte è il mantenimento e il rafforzamento della sua principale conquista: l'alternanza ben funzionante tra due classi dirigenti e due indirizzi governativi. Quale che sia il giudizio sulla nuova legge elettorale, a me pare che con il regime proporzionale sarà più difficile mantenere compatti gli schieramenti che si presentano collegati per ottenere la maggioranza di governo. Il paragone che spesso si fa con i sistemi elettorali di comuni e regioni vale fino ad un certo punto perché in quei casi il sindaco e il governatori sono eletti direttamente dai cittadini e sono quindi in grado di garantire la stabilità tra due turni elettorali.
Il principale compito che a mio avviso dovrà assolvere in futuro Berlusconi, se vorrà continuare ad essere un leader storico, è di preservare quel tanto di buono che c'è stato nel sistema politico nel passato decennio. Per questo dovrà tenere compatto il centrodestra difendendolo da possibili manovre parlamentari di segno contraddittorio con il mandato popolare. Dovrà rafforzare la piattaforma politica unitaria della sua coalizione, perché solo così sarà chiaro il messaggio che invierà agli elettori, specialmente nei sei mesi che ci separano dalle urne. E dovrà magari riprendere in mano la trasformazione della forma di governo con l'introduzione dell'elezione diretta del capo dell'esecutivo, che è proprio ciò che manca per dare stabilità ed efficacia alla nostra democrazia.
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