La sfida degli islamici: a scuola in strada

A lezione di arabo sul marciapiede di via Quaranta. Manifestazione di sfida dei genitori che sostengono l’istituto chiuso dal Comune perché fuorilegge. E, alle diciassette di ieri, solo due famiglie su 397 hanno avanzato richiesta al provveditorato per l’iscrizione dei loro figli in una scuola pubblica. Primo passo nel segno della legalità di chi ha compreso che nelle scuole italiane non si calpestano identità e principi culturali «diversi».
«L’integrazione non elimina l’identità del gruppo» ricorda il prefetto Ferrante: «Lo dimostrano i ventimila bambini musulmani che frequentano le scuole pubbliche e private della Lombardia». E, quindi, avverte Ferrante «l’unico percorso per dare un futuro ai figli è nel rispetto della legalità: non si può pensare di mettersi sopra le leggi». Come dire: «Indietro non si torna: la scuola di via Quaranta è e resta fuorilegge mentre quella italiana offre una lunga tradizione di apertura e di accoglienza». Posizione ferma e decisa riaffermata pure dall’assessore Simini, «è una scuola che non è mai esistita», e dalla collega Maiolo, «la pazienza dei milanesi ha un limite». Reazioni dure da tutta la Casa delle Libertà, mentre il centrosinistra gioca la carta dell’esasperazione nel tentativo di alimentare la tensione.