La sfida dei 6 anni

Mario Draghi come Cameron Diaz? Il neo governatore della Banca d’Italia perdonerà il paragone, ma a leggere la gigantesca ondata di commenti positivi alla sua nomina, abbiamo per un momento pensato a un titolo tipo Tutti pazzi per Mario. L’accoglienza calorosa che il mondo politico ed economico, all’unanimità, ha tributato a Draghi è un buon segnale. Vi si nota la voglia di voltar pagina, di dimenticare alla svelta questa stagione di finanza d’assalto che sta dando molto lavoro alla magistratura. La velocità stessa del processo che ha portato alla nomina, a soli dieci giorni - domenica compresa - dalle dimissioni di Antonio Fazio, testimonia la presenza di anticorpi ancora efficienti nel vituperato sistema Italia. La fretta, per una volta, non è stata cattiva consigliera. E la rapidità con cui Carlo Azeglio Ciampi ha firmato il decreto, a poche ore dall’indicazione fatta dal Consiglio dei ministri, testimonia quanto poco veritiero sia il «contrasto» col governo di cui alcuni giornali hanno parlato. È noto che Ciampi avrebbe personalmente puntato su Tommaso Padoa Schioppa, suo vicedirettore per lunghi anni. Ma sul nome di Draghi non ha mai sollevato eccezione: e sarebbe davvero difficile pensare il contrario, ricordando gli anni di lavoro in comune fra il capo dello Stato e il neo governatore al ministero del Tesoro. Il nuovo governatore - così diverso per storia personale e per carattere dal suo predecessore - ha davanti a sé diversi compiti non facili. Intanto, dovrà togliere molta polvere da palazzo Koch, per far tornare le dorature allo splendore di una volta. Davanti a sé ha sei anni di lavoro, laddove i suoi predecessori avevano teoricamente una vita. Ma le circostanze vengono incontro a Draghi: una intera generazione di alti dirigenti della Banca d’Italia è in via di pensionamento. Oggi è l’ultimo giorno di lavoro per il segretario generale Cesare Giussani e per il ragioniere generale Antonio Soda. Lo stesso Vincenzo Desario, il direttore generale incaricato di reggere la banca fino all’arrivo del nuovo governatore, a 72 anni ha maturato da un pezzo l’età della pensione. Difficile dire se Desario, un pugliese tutto d’un pezzo, abbia davvero pensato alla possibilità di restare in carica per un sia pur breve governatorato di transizione. Ma non resterà da «numero due». Draghi ha dunque la possibilità di farsi una squadra nuova, ma senza rinunciare ad importanti apporti interni. Della «vecchia guardia» faziana, nel corso di pochi mesi, rimarrà poco o nulla. Nel commentarne l’arrivo a palazzo Koch, molti hanno sottolineato in positivo il curriculum internazionale del nono governatore di Bankitalia. Ma probabilmente sbaglia chi oggi pensi a una nuova stagione di dismissioni, simile a quella che caratterizzò nel decennio 1992-2001 la gestione Draghi alla direzione generale del Tesoro. Proprio perché conosce a menadito la finanza internazionale, avendola vissuta nel cuore della city londinese, il nuovo governatore sa perfettamente che non esistono buoni globalisti o cattivi protezionisti; esistono invece buone o cattive offerte, buoni e cattivi accordi, e nessuno dubita che ogni progetto che giungerà alla sua scrivania sarà esaminato con una lente oggettiva e pragmatica. Proprio perché il concetto di «difesa dell’italianità delle banche» non gli appartiene, sarà attentissimo al merito di ciascuna proposta. Nell’oceano di consensi, Draghi è stato oggetto di una critica non strampalata: egli viene da una grande banca d’affari privata, la Goldman Sachs, mentre la tradizione della nostra banca centrale ha visto sempre al timone civil servants di alto rango. Il suo recente passato da banchiere privato potrebbe configurare un conflitto d’interessi. Sarà il nuovo governatore, se vorrà, a chiarire questo punto. Del resto, ne ha l’occasione: durante le prossime settimane la Banca d’Italia dovrà concedere o negare l’autorizzazione a Unipol per l’opa sulla Banca nazionale del lavoro. Ricordando che la Goldman Sachs è stata consulente degli avversari di Unipol, gli spagnoli del Banco de Bilbao, il passaggio è importante: l’auspicio del mercato, infatti, è che il nuovo governatorato si apra nel segno della neutralità e della trasparenza.