La sfida dei giudici al Cavaliere: se sa qualcosa vada in Procura

L’Anm parla di «grave interferenza del presidente del Consiglio». Rognoni (Csm): «Bisogna andare avanti nel lavoro senza sentirsi né intimiditi né indignati»

Anna Maria Greco

da Roma

Insorge l’Anm, dai vertici nazionali alla sezione milanese, alle varie correnti; è durissimo il vicepresidente del Csm, Virginio Rognoni; replica il procuratore generale di Roma, Salvatore Vecchione. Tutti contro Silvio Berlusconi, che parla di «insabbiamento» della vicenda Unipol da parte delle Procure «rosse» e di disparità di trattamento tra Giovanni Consorte e Gianpiero Fiorani. E i 16 togati dell’organo di autogoverno della magistratura, con i 2 laici del centrosinistra, chiedono l’apertura di una «pratica a tutela» dei magistrati «delegittimati», come tutto l’ordine, dal premier nelle dichiarazioni a Porta a Porta.
Rognoni non risponde a Berlusconi, ma si rivolge alla magistratura e l’invita a «passare oltre», a rimuovere anche le accuse pesanti e il sentimento dell’offesa ricevuta. Ad andare «avanti nel suo lavoro, né intimidita né indignata». Perché, dice il vicepresidente del Csm, «la sua professionalità, indipendenza, autonomia e serenità di giudizio continui ad essere l'armatura più forte contro qualsiasi tentativo di delegittimazione e attacco denigratorio». Un incoraggiamento a rimanere «libera da ogni influenza» e vincolata «esclusivamente alla legge». Per i togati del Csm e i laici dell’opposizione Luigi Berlinguer e Gianfranco Schietroma, questo non basta e palazzo de’ Marescialli deve intervenire contro i «giudizi denigratori» del premier, che «travalicando il diritto di critica costituiscono opera di delegittimazione della magistratura e della funzione giudiziaria».
In una nota protesta l’Associazione nazionale dei magistrati: «La grave interferenza del presidente del Consiglio sulle indagini non può avere cittadinanza ed ascolto in uno Stato democratico di diritto». L’Anm respinge con sdegno anche il «pesantissimo attacco personale» a Edmondo Bruti Liberati, definito da Berlusconi «uno dei giudici più ideologizzati». Il magistrato, nominato il 27 gennaio dal Csm all’unanimità procuratore aggiunto a Milano, è stato «autorevole» presidente dell’Anm, ricorda la nota. E «ha sempre dato prova di assoluta imparzialità e di indipendenza». Per l’Anm, la vicenda conferma i rischi per l'autonomia e l'indipendenza della magistratura, che chiede a tutti, a cominciare dal premier, di «non coinvolgerla strumentalmente» nella campagna elettorale.
«Il presidente del Consiglio - dice Paolo Carfì, presidente della sezione milanese della Anm -, se sa cose che altri non conoscono, ha l'obbligo, non solo morale ma soprattutto giuridico, di andare in Procura per fare le sue dichiarazioni, assumendosene come ogni altro cittadino la propria responsabilità».
Mentre la Procura di Milano tace, si sente chiamata in causa da Berlusconi quella di Roma. E il procuratore generale Vecchione assicura che il caso Unipol «viene trattato con doverosa attenzione e priorità». Assolvendo ai suoi doveri di vigilanza Vecchione fa sapere di aver chiesto notizie al procuratore capo, Giovanni Ferrara, sul procedimento che è all’indagine preliminare, con attività investigative fatte, acquisizione di documenti e disposizione di una consulenza tecnica.
A difendere i colleghi di Milano pensa Fabio Roia, segretario in città della corrente maggioritaria Unicost, ricordando che il loro «grande merito è proprio quello di lavorare con grande attenzione e velocità, evitando sovraesposizioni mediatiche». Per lui, sono «laceranti» sotto il profilo dei rapporti istituzionali le affermazioni di Berlusconi. Quanto a Bruti Liberati, sottolinea, è stato il presidente di «tutti i magistrati», non solo di una parte.
Il premier agisce «al di fuori dei limiti e dei compiti affidatigli dalla Costituzione», accusa il Movimento della Giustizia (corrente di sinistra), e nel momento più delicato per ogni democrazia, cioè l'apertura della campagna elettorale.