La sfida dei nuovi alchimisti alle leggi della materia

Conviene ripeterlo: il metodo scientifico è il più potente strumento cognitivo a nostra disposizione. Per convincersene, basti pensare che tutto quel che sappiamo oggi del mondo è stato compreso solo negli ultimi 150 anni, da quando quel metodo ha cominciato ad essere sistematicamente applicato. Durante i millenni precedenti, la Natura era rimasta pressoché un mistero. A questo proposito, lo sviluppo delle conoscenze sulla costituzione della materia è esemplare: 2600 anni fa, Talete pensava di aver individuato nell'acqua la radice di tutte le cose, Anassimene fece gli stessi pensieri con l'aria, ed Empedocle disse che avevano mezza ragione entrambi, visto che ad acqua e aria aggiunse terra e fuoco. Aristotele sottoscrisse tutto. Ebbene, questi quattro rimasero gli «elementi» costituenti i corpi terrestri per i successivi 2400 anni: fu solo a pochi anni dalla rivoluzione francese - quando non si conosceva ancora l'esistenza di nessuno dei tre elementi più abbondanti nella crosta terrestre (ossigeno, silicio e alluminio) - che Antoine Lavoisier, giusto in tempo prima di essere ghigliottinato, mise a tacere Empedocle e Aristotele. La natura atomica e molecolare della materia fu invece definitivamente assodata solo 100 anni fa esatti, da Albert Einstein.L'alchimia fu addirittura un passo indietro nel cammino della conoscenza: nasceva dalle nozioni egizie - che avevano riconosciuto una decina di metalli - contaminate dai pregiudizi greci - che volevano quei metalli costituiti dai 4 «elementi» di Empedocle - e fece generare la convinzione che era possibile trasformare un metallo in un altro. Armati della stessa convinzione, gli alchimisti arabi accompagnarono la ricerca dell'elisir di lunga vita a quella della pietra filosofale, la sostanza capace di trasformare in oro ogni altro metallo. Enrico IV d'Inghilterra ne proibì la ricerca: voleva essere sicuro di essere lui a trovarla. Ci fu chi la cercò lo stesso, e per tutta la vita, come quel Bertrand di Treves che cominciò a 14 anni, e che poco prima di morire, nel 1490 a 84 anni, fu costretto ad ammettere, non ascoltato, che secondo lui «per fare dell'oro, bisogna partire dall'oro».
Come sappiamo, la moderna chimica altro non è che l'alchimia evolutasi dopo aver incorporato e fatto proprio il metodo scientifico, e così è anche per ogni altra moderna pratica scientifica, inclusa la medicina. Sappiamo anche che, ancor oggi, parallelamente alla medicina scientificamente codificata, fioriscono rigogliose molteplici forme di medicina alternativa - dall'agopuntura all'omeopatia - tutte retaggio di pratiche antiche che, quando nacquero, non furono sottoposte al vaglio del metodo scientifico per la semplice ragione che, allora, quel metodo non era stato ancora pensato. Sorgerebbe allora spontanea la domanda: perché v'è ancora chi cura e si cura con l'omeopatia, ma nessuno v'è che cerca la pietra filosofale? La domanda è malposta: la pietra filosofale continua a essere cercata, i corsi di alchimia non sono scomparsi, e chi vuole specializzarvisi non ha che da andare al Paracelsus College in Australia. Oppure ci si può iscrivere a corsi in internet; e chi vuol bruciare le tappe può cimentarsi da subito con le ricette per sintetizzare la pietra filosofale suggerite, in piena serietà, in rete.