La sfida dei pm: Berlusconi subito a giudizio

Milano Tutto e subito. Dopo dieci giorni di tentennamenti, di ripensamenti e di discussioni interne, la Procura di Milano imbocca la strada dello scontro frontale con l’indagato Silvio Berlusconi. Il procuratore Edmondo Bruti Liberati e i suoi pm - gli aggiunti Ilda Boccassini e Pietro Forno, il sostituto Antonio Sangermano - ieri aprono un nuovo fascicolo: l’unico nome è «Berlusconi Silvio», indagato per concussione e prostituzione minorile. La posizione processuale del premier viene separata, cioè da quella degli altri protagonisti della vicenda delle ragazze di Arcore, come Nicole Minetti, Emilio Fede, Lele Mora. E contro il solo Berlusconi la Procura invierà stamane al giudice preliminare Cristina Di Censo una richiesta di giudizio immediato.
La richiesta - ed è questa la vera novità, maturata solo nelle ultime ore - riguarderà entrambi i reati contestati a Berlusconi: non solo la concussione, consistita nella famosa telefonata alla questura di Milano per far rilasciare la giovane «Ruby Rubacuori», alias Kharima el Mahroug; ma anche l’utilizzo di prostituzione minorile, consistito nel presunto incontro ravvicinato con la stessa Ruby. Per questo reato, il codice non consente il giudizio immediato. E proprio su questo scoglio, avvistato in corso di navigazione quando ormai i piani di battaglia erano fatti, la Procura si era dovuta fermare a lungo. «È un tema su cui ci sono pochissimi precedenti - aveva spiegato Bruti Liberati - e dove vi sono state decisioni di segno contrario». Dentro la Procura si era fatta forte la voce di chi premeva per una soluzione prudente: «Lo processiamo solo per concussione, tanto di festini di Arcore comunque potremo parlare in aula. Il resto lo affrontiamo dopo, con calma». E questa era sembrata la strada destinata a venire imboccata.
Invece, all’improvviso, tutto cambia. Giudizio immediato per entrambi i reati. Oggi, Bruti Liberati fornirà l’annuncio ufficiale e un po’ di spiegazioni tecnico-giuridiche. Ma è difficile non leggere la decisione assunta ieri come il segno che ha prevalso il mood da battaglia finale che vive in questi giorni una parte della Procura, la cui esponente più autorevole è il procuratore aggiunto Ilda Boccassini. È l’approccio di chi ritiene che ormai la partita processuale con l’indagato Berlusconi abbia raggiunto una tale asprezza da non rendere possibili tentennamenti e rallentamenti anche parziali. Se il giudice preliminare Di Censo, sul cui tavolo approderà stamane la richiesta, accoglierà le richieste della Procura, il processo a Berlusconi comincerà in fretta: aprile, al più tardi maggio.
Alla Procura non sfuggono i rischi connessi a questa scelta, e che sono evocati dall’aspra reazione di Niccolò Ghedini: «La Procura di Milano viola la Costituzione», dice il legale del premier al termine di un incontro con lo stesso Berlusconi. D’altronde, fruga fruga, di sentenze precedenti su questa materia complessa Bruti ne aveva trovata una sola: ed era una decisione della Cassazione che sembrava sbarrare la strada al progetto del «tutto e subito».
Se per un reato - aveva stabilito la Cassazione con la decisione 8227 dell’anno scorso - il codice non consente il giudizio immediato, non si può aggirare l’ostacolo sostenendo che il reato è collegato a un altro per cui il giudizio immediato invece è ammesso. La linea della Procura è: ma qui la situazione è diversa, perché un reato (il rapporto con Ruby) è il movente dell’altro (la telefonata). Ma queste sono tecnicalità. La sostanza è: se rallentiamo, ha vinto lui.