La sfida dei Radicali liberi

«Se questo centrosinistra prodiano andasse al potere lascerei l'Italia». La dichiarazione, del 16 aprile 2005, veniva dalla sempre sorprendente bocca di Marco Pannella. Così sorprendente che pochi mesi dopo ritroviamo lo stesso Pannella schierato - armi, bagagli e scioperi della fame - proprio con il centrosinistra prodiano.
Non c'è neanche da stupirsi, oltre che da non scandalizzarsi. Più che un opportunista, il capo storico dei radicali è un movimentista, sempre in cerca di spazi maggiori per le sue idee e i suoi uomini, piuttosto che di vili poltrone fini a se stesse. Come è capitato a Vittorio Sgarbi, ha scelto l'Unione perché, deluso dall'esperienza precedente con la Destra, spera di avere maggiore spazio di manovra e più spirito laico: però si troverà subito a scontrarsi per un verso con la componente democristiana della Sinistra e - ancora di più - con quella nostalgico-comunista. Come è certo che i dissidi scoppieranno presto all'interno del variegatissimo gruppo di Prodi, c'è da credere che i radicali ne saranno i maggiori agitatori e che presto ce li troveremo di nuovo transfughi infelici e vitali: perché la coerenza dell'apparentemente incoerente Pannella è ferrea su quel che scarseggia più a Sinistra che a Destra, la difesa della libertà e delle libertà. E allora bisognerà - come per Sgarbi - riaprire loro le porte del Polo accettandolo come forza vitale e vitalizzante. Perché non c'è dubbio che il loro posto è a Destra, contro ogni tipo di massificazione del pensiero e di statalizzazione divorante ogni libertà individuale.
Nell'attesa, per fortuna c'è già stato chi, fra i radicali, ha già fatto per tempo la scelta di evitare ogni contaminazione con la Sinistra: i Radicali Liberali di Benedetto Della Vedova e Marco Taradash, l'unica forza davvero nuova che è confluita nella Casa delle Libertà per queste elezioni. Benché il Polo li abbia favoriti davvero poco nella compilazione delle liste elettorali, i Radicali Liberali rafforzeranno a Destra la concezione più alta della politica, ovvero la difesa dell'individuo dalla politica stessa, quella intesa come difesa degli interessi di un gruppo o di un partito. Libertà, laicità, liberalismo, liberismo stanno a destra, e Rl vi aggiunge una quarta «l», quella del libertarismo, più difficile da fare accettare nella Cdl. La loro passione per le libertà individuali e i diritti civili sono un patrimonio di tutti che, arbitrariamente, è sempre stato considerato un'esclusiva della Sinistra.
A dimostrare che la vera coerenza e stabilità radicale sta con i Radicali Liberali e non con quelli della Rosa nel pugno basti leggere una dichiarazione di Taradash fatta per le precedenti elezioni: «L'imperativo categorico è di creare la frattura più netta possibile, e possibilmente incolmabile, con l'Italia partitocratica, statalista, clientelare, corporativa degli ultimi vent'anni. Con l'Italia consociativa Dc-Pci-Psi, per essere più chiari». L'Italia - dice Taradash, e non possiamo non essere d'accordo - deve creare una democrazia liberale, federalista e presidenzialista, recidere «i legami incestuosi fra Stato e privato», strappare la Rai ai partiti e restituirla ai cittadini, garantire una magistratura indipendente e non vincolata alle correnti politiche. Con il cartello di sinistra tutto ciò non è possibile perché‚ «tutti i poteri forti e irresponsabili dell'Italia partitocratica», dalla Rai a Mediobanca, sono schierati con la Sinistra «in una deriva inarrestabile che è segno di una contiguità culturale più forte di ogni differenza politica».
In più i Radicali Liberali danno assoluta garanzia di fedeltà alla linea di politica estera del governo Berlusconi, e soprattutto ravviveranno una Destra che, se vuole essere moderna, non può permettersi di essere semplicemente conservatrice né fermarsi al liberalismo economico. Il liberalismo in economia deve corrispondere al libertarismo nella vita sociale. Del libertarismo una Destra nuova non può fare a meno, perché altrimenti corre il rischio di riportare nel XXI secolo lo spirito dell'Ottocento.