La sfida dell’ex monopolista: sostituire i telefonini con internet

Maddalena Camera

da Milano

«Only the paranoic survive», solo il paranoico sopravvive. La massima coniata da Andy Grove, storico ex-presidente e fondatore di Intel il supergigante mondiale dei microchip e fatta propria dai manager della cosiddetta new economy californiana, calza perfettamente alla super ristrutturazione voluta dai vertici di Telecom Italia e soprattutto dal suo presidente Marco Tronchetti Provera. Alla base di tanto attivismo c’è il fatto che fare il carrier, ossia il «trasportatore» telefonico di dati e voce, non rende più come in passato. La concorrenza è agguerritissima, i prezzi per essere connessi a Internet ma anche per le semplici telefonate nazionali e internazionali sono precipitati e le nuove tecnologie basate sul protocollo Ip consentono di fare telefonate da un continente all’altro a pochi centesimi.
Per risollevare i bilanci Telecom aveva puntato sulla convergenza fisso-mobile ma l’Authority per le tlc italiana e quella europea hanno storto il naso temendo il potere dell’ex monopolista. La prima ha oltretutto allargato le maglie della concorrenza concedendo licenze per il cosiddetto operatore virtuale (una società mobile che affitta a rete di altri operatori) e che permette anche ai supermercati di vendere carte sim per cellulari. Le società di telecomunicazioni di tutto il mondo stanno dunque cercando nuovi sbocchi. Un problema tanto più grave per Telecom Italia visto il carico di debiti che la società di Tronchetti Provera si portava dietro. «Tutte le telecom stanno cercando di fare accordi con società media per distribuire contenuti editoriali attraverso i cavi della rete fissa o attraverso le reti mobili- spiega Adam Daum analista di Gartner Group - in Corea alcune società di tlc hanno anche cominciato a produrre canali televisivi e in Italia c’è l’esempio di «3», gestore telefonico, che ha comprato una piccola emittente come Canale Sette. In Gran Bretagna British Telecom ha stretto numerosi accordi con società media e lo stesso ha fatto France Telecom in Francia con le società satellitari Canal Plus e Tps». E non a caso ieri Telecom ha annunciato l’accordo con la 20th Century Fox del gruppo Murdoch che fornirà i suoi film da distribuire attraverso Alice, il servizio di tv via internet del gruppo italiano. Ma nonostante il fiorire di accordi di scambio tra chi i contenuti li produce e chi li può distribuire anche questa strada è in salita: le previsioni sul numero di abbonati alla cosiddetta tv via Internet (Internet protocol Tv) non sono enormi. Secondo Gartner, che è tra le società di analisi più ottimiste in questo settore, gli abbonati in tutto il mondo nel 2010 dovrebbero essere intorno ai 48,8 milioni.
Insomma come quelli alla rete mobile (in Italia e in Brasile) della sola Tim. Certo la percentuale di crescita (più 72,8%) è notevole anche perchè si parte da numeri molto bassi. Ad oggi infatti la tv tramite internet e la banda larga è vista da solo 6,5 milioni di utenti. «Non c’è dubbio che la televisione via telefono non sia la panacea a tutti i mali per le società di tlc», prosegue Daum. Ma allora quale può essere la via di uscita per le società Telecom? Per gli analisti del settore la risposta è una soltanto: offrire una connessione a banda larga a una tv via Internet con un buon numero di canali gratuiti e poi invogliare gli utenti ad acquistare contenuti a pagamento. «È l’unico modo per portare gli utenti delle tlc a fruire anche i contenuti della televisione in rete» - ha spiegato Daum.