La sfida dell’inceneritore tra Scarpino e il porto

Franco Crosiglia

«No all'inceneritore per i rifiuti di Scarpino senza un confronto politico tra l'amministrazione comunale e la popolazione interessata» ha detto qualche giorno fa Rifondazione comunista. «Va bene al confronto, vorrei solo che le ragioni a favore dell'inceneritore avessero le stesse possibilità di essere conosciute dai cittadini così come quelle degli ambientalisti», risponde Martino Bolla, ingegnere in pensione che per Ansaldo ha realizzato a Brescia il più grande termovalorizzatore Europeo. E se i cittadini conoscessero veramente come stanno le cose accetterebbero di costruire l'inceneritore in porto, perché - spiega Bolla - è lì che va fatto. Non certo a Scarpino.
Probabilmente l'inceneritore di Scarpino alla fine si farà. Conclusosi il concorso internazionale di idee per un impianto sulle colline di Sestri (concorso vinto dallo studio di Milano Dell'Acqua Bellavitis), l'ennesimo sì è arrivato in questi giorni dal Tar della Liguria. Un ostacolo in meno per l'impianto che si farà nonostante i comitati (come l'associazione Amici del Chiaravagna) e gli ambientalisti che in questi anni hanno cercato di bloccare l'opera. Si farà anche nonostante (o forse grazie a) Rifondazione comunista che da una parte si è schierata a fianco dei comitati contro il termovalorizzatore, dall'altra ha continuato a occupare le file della maggioranza in Comune, Provincia e Regione (come nel caso di Franco Zunino di Rifondazione comunista che, in qualità di assessore regionale all'ambiente, non tanto tempo fa ha dichiarato che se fosse per lui l'impianto non si farebbe). Si farà nonostante le comiche di Beppe Grillo che giovedì ha fatto il pieno di pubblico in uno spettacolo dedicato in gran parte all'inceneritore e alle polveri sottili. Tutti appesi alle sue labbra per conoscere la verità sul futuro impianto. «Ma lo sa Grillo - chiede Bolla - che tutte le centrali elettriche, tranne quelle a metano, producono polveri sottili e che grazie agli speciali filtri a manica gli inceneritori sono quelli che ne producono di meno?». In ogni caso l'impianto di Scarpino è un'occasione perduta per la città, uno spreco di denaro pubblico e una scelta poco coraggiosa da parte della classe politica. È questa, in sintesi, la posizione di Martino Bolla.
«La notevole differenza fra il recupero energetico nei due siti - spiega Bolla - è dovuta in primo luogo al fatto che in porto si ha a disposizione acqua di mare per raffreddamento che permette, con minori investimenti, un aumento del 10 per cento della produzione di energia elettrica. In secondo luogo è dovuta al fatto che con l'inceneritore in porto si può utilizzare il teleriscaldamento urbano, grazie al calore prodotto dall'impianto, di vaste zone inclusi tre ospedali. Una quantità enorme di energia pulita e gratis che a Scarpino verrà completamente sprecata». A questi vantaggi, continua l'ingegnere, bisogna aggiungere quelli relativi ai costi per le infrastrutture come strade (per realizzare le quali il Comune dovrà attuare misure di esproprio) e linee ad alta tensione oggi inesistenti.
Una posizione condivisa da Roberto Bagnasco, capogruppo di Forza Italia in Provincia: «Abbiamo sempre appoggiato la scelta di un termovalorizzatore con la stessa maggioranza in Provincia e pensiamo anche noi che la sua realizzazione in porto porterebbe notevoli vantaggi energetici. Ma con la situazione politica che ci ritroviamo Scarpino è l'unica scelta concreta e realizzabile. Speriamo almeno che sia la volta buona».