La sfida di due sorelle ottantenni: «Dateci i diritti delle coppie gay»

Sono riuscite a portare il governo inglese di fronte alla Corte di Strasburgo

Erica Orsini

da Londra

Per non essere costrette a lasciare la loro casa sono arrivate fino a Strasburgo. Tutto sommato un bel viaggetto per due «signorine» ultraottantenni. Sybil e Joyce Burden (rispettivamente di 80 e 88 anni) hanno trascorso la maggior parte della loro tranquilla esistenza a Marlborough, nel Wiltshire, nella fattoria di famiglia. Se adesso però una di loro dovesse morire, le tasse di successione da pagare per mantenere l’abitazione sarebbero così alte che l’altra si vedrebbe sicuramente costretta a venderla. Così, dopo aver richiesto inutilmente per anni al governo inglese di cambiare la legge consentendo a fratelli e sorelle conviventi per lungo tempo di non pagare le tasse di successione, un giorno hanno deciso di rivolgersi alla Corte europea per i diritti dell’uomo chiedendo che venissero loro concessi gli stessi diritti delle coppie omosessuali.
Dallo scorso anno, infatti, in Gran Bretagna sulle tasse di successione i diritti delle coppie gay sono equiparati a quelli delle coppie sposate, esentate dal pagamento. «Ci sentiamo discriminate per essere single - hanno spiegato le sorelle Burden che sono state ascoltate dai giudici proprio ieri - in fondo vogliamo soltanto essere trattate come altri cittadini e godere dei diritti che ci sono dovuti». Le due anziane signore probabilmente non si aspettavano una risposta dal tribunale di Strasburgo. Forse anche per questo avevano fatto tutto da sole, senza l’aiuto di un avvocato. Avevano semplicemente preso carta e penna e scritto una lettera piuttosto bellicosa ed esasperata in cui affermavano di voler trascinare davanti ad un giudice il proprio governo: «Disperate ci rivolgiamo a voi, perché desideriamo avere giustizia: ci sentiamo trattate come cittadine di seconda classe». Un tentativo estremo dopo aver passato gli ultimi trent’anni a presentare, puntualmente, la stessa richiesta al cancelliere dello Scacchiere senza mai ottenere risposta. La nuova legge sulle unioni civili, approvata l’anno scorso, ha però fornito loro un’arma in più. Tanto che la corte europea ha risposto e ha fissato una prima udienza preliminare, tenutasi ieri. «Nostro padre ha lavorato tutta la sua vita - ha spiegato Sybil - era un contadino e un pastore metodista, ha speso tutta la sua esistenza per questa casa, perché mai dovrebbe ora venir confiscata alla sua famiglia?».
Le due sorelle sono cresciute a Marlborough insieme a tre fratelli e a un’altra sorella. Adesso vivono in una delle due case della tenuta che ha 12 ettari. Dall’affitto dei terreni ricavano ciò che serve loro per vivere. La tassa di successione sarebbe troppo onerosa per loro. La sorella superstite dovrebbe vendere ogni cosa per riuscire a pagarla.
I giudici e le signore Burden sarebbero state pronte ad incontrarsi anche il 4 luglio, data inizialmente programmata per l’udienza, ma hanno dovuto attendere che finisse l’estate perché il governo britannico non era pronto ad affrontare il caso. «Loro sperano che una di noi muoia - ha commentato Joyce - ma non hanno idea di quanto possiamo essere determinate». Ieri il portavoce del governo non ha voluto rilasciare commenti sull’udienza. Lo scorso mese però, l’ex ministro laburista Stephen Byers aveva chiesto l’abolizione delle tasse di successione definendole «una penalizzazione verso chi lavora sodo». La vicenda però può trascinarsi a lungo prima di arrivare al verdetto finale. Potrebbero volerci anni e il tempo, non certo la tenacia, è ciò che più difetta a queste due formidabili vecchiette.