Sfida della Fallaci: «Farò una vignetta su Maometto»

«Carpe diem quam minimum credula postero», ovvero: cogli l’attimo fuggente, confidando il meno possibile nel futuro. Sacrosante parole di Orazio che, prese alla lettera, dovrebbero spingere all’azione chiunque e governare, in particolare, la sensibilità cronistica di ogni buon giornalista. E ancora una volta Oriana Fallaci che, tutto può essere considerata dai suoi detrattori, tranne che una pessima giornalista, segue il suo istinto. Si butta anima e corpo in un triplo salto mortale. Infischiandosene delle conseguenze che potrà avere. Armata di una matita, l’Oriana delle battaglie di principio e della «forza della ragione» va ancora una volta alla guerra. Consapevole di andarci. Consapevole che una vignetta come quella che ha deciso di tratteggiare di suo pugno sul sacro Profeta dell’Islam non è proprio un acuto e illuminato segnale di serenità in un mondo che sta bruciando.
Eppure. Eppure eccola annunciare serafica, mentre le appuntano sul petto, a New York, la medaglia d’oro del consiglio regionale della Toscana per i suoi meriti giornalistici e letterari, l’intenzione di metter nero su bianco la sua voglia di libertà, ma fors’anche di provocazione. E così più che una vignetta, quella firmata da Oriana Fallaci sarà una sorta di quadretto irriverente di famiglia. Una famiglia fin troppo numerosa. Maometto al centro, naturalmente, e tutt’intorno le sue nove mogli, compresa la bimba che il Profeta sposò quando aveva settant’anni, poi, accanto, le sue sedici concubine, poi ancora, e qui sta il terzo salto mortale, una cammella con il burqa. Fa ridere? Difficile dirlo, per ora di sicuro fa pensare. E fa temere il peggio a giudicare dalle prime avvisaglie. Adel Smith, presidente dell’Unione musulmani d’Italia, per esempio, si fida sulla parola. Prim’ancora di vedere la vignetta ha già annunciato una querela, l’ennesima, contro la signora Fallaci. Per amor del Cielo, una querela non è una condanna a morte ma, in ogni caso, è come dire, il primo sintomo di una certa contrarietà. Vero è che se dobbiamo riferire testualmente le parole che Oriana Fallaci ha sussurrato a New York durante la premiazione: «La matita si è momentaneamente spuntata giust’appunto quando stavo per abbozzare la cammella con il burqa». Forse è un provvidenziale segno del destino che potrebbe evitare pericolose seccature. Oriana, citando Marziale e Giovenale, ha ricordato che «per la libertà di satira bisogna combattere ogni giorno senza tentennamenti». Tutto vero, tutto profondamente giusto. Anche se forse, qualcuno obbietterà, signora Fallaci, che la scelta di tempo avrebbe potuto essere maggiormente ponderata. E di conseguenza che lei avrebbe fatto meglio a lasciarlo fuggire il famoso «attimo» di Orazio. Ma, tant’è li lasci dire. Lei non sarebbe la solita, signora Fallaci, se non trovasse la forza di gridare la sua rabbia contro tutte le ipocrisie. Anche solo agitando una matita.