«Sfida già finita alle quindici»: e ora chiamateli pure exit flop

Il metodo basato sulla ripetizione del voto all’uscita del seggio smentito clamorosamente dallo spoglio. Piepoli: «Siamo nella palta»

Anna Maria GrecoGian Maria De Francesco

da Roma

«Queste sono le peggiori elezioni della storia». Fabrizio Masia, direttore di Nexus, alla fine ha gettato la spugna dichiarata in diretta tv «la totale impossibilità di dire chi ha vinto». Barcolla paurosamente, dopo la dimostrazione di ieri, l’attendibilità del metodo che si basa sulla replica del voto chiesta agli elettori all’uscita dai seggi. Il quadro è disarmante: exit poll sbagliati e assegnazione dei seggi al Senato approssimativa. Le critiche fioccano. «Siamo nella palta», ammette Nicola Piepoli al Giornale.
L’imbarazzo è evidente. La partita sembrava chiusa alle 15 appena scoccate: nel quartier generale dell’Unione si gongolava per una vittoria schiacciante e ai piani alti della Casa delle libertà si temeva un tracollo. Appena chiusi i seggi, infatti, i primi exit poll (Nexus) e in house poll (Istituto Piepoli) davano una percentuale abissale di distacco tra i due schieramenti, calcolabile in 5 punti. I secondi, pure. Ma a fine pomeriggio, mano a mano che arrivavano proiezioni e risultati parziali in diretta dai seggi, la situazione si faceva estremamente incerta, soprattutto al Senato.
In tv si invitava alla prudenza e si parlava di «dati ballerini». Cominciava ad aleggiare in tutte le sedi di partito lo spettro di un pareggio che si credeva impossibile. Gli esperti delle varie società cominciavano a balbettare e a scusarsi. Si gelava la festa a piazza Santi Apostoli, dove Romano Prodi rinunciava a presentarsi ai fans e dalle grida di giubilo si passava a un silenzio di sale. Qualcuno, già chiedeva nuove elezioni, in caso di risultato pari. Mentre a palazzo Grazioli, in attesa del premier Silvio Berlusconi, montava l’eccitazione per una rimonta possibile.
Insomma, ci si è chiesto fino alle 2.30 del mattino, chi ha vinto? Incertezza sovrana. A partire dalle 20 si arrivava addirittura ad annunciare un sorpasso della Cdl al Senato. Un ribaltone. Paese spaccato. Ed errore clamoroso dei sondaggi? Che cosa non va nel metodo? Nel campione di 1.050 seggi, nei 2 giorni delle elezioni altrettanti rilevatori fermano all'uscita gli elettori, 1 ogni 5, e chiedono di riempire 2 schede identiche a quelle vere. Ma, evidentemente, c’è chi non si presta al gioco e si diverte ad imbrogliare le carte.
I ricercatori ammettono i limiti delle tecniche utilizzate. «Un clamoroso eccesso di sopravvalutazione - dice Alessandro Amadori di Coesis - perché tanto le intenzioni di voto quanto gli exit poll erano sbilanciati a sinistra. Bisogna riflettere su come intercettare quegli elettori che non rispondono o che si dicono indecisi. Ma soprattutto è stato un colpo di genio di Berlusconi. Gli unici che hanno avuto ragione sono l’americana Psb e l’italiana Euromedia».
Critica Carla Natali di Tns Abacus. «Fabrizio Masia di Nexus - dice - ama gli exit poll che si sono rivelati inadeguati. Poi, c’è un Paese spaccato a metà». Tranquilla Alessandra Ghisleri di Euromedia. «Con un’affluenza sopra l’82% questo risultato ci stava. Soprattutto dopo la chiamata alle armi di Berlusconi».