Alla sfida islamica bisogna reagire Se no, si soccombe

Caro Granzotto, le racconto un fatto: agosto 1958, ai Testimoni di Geova impegnati in un congresso di 3 giorni presso il CineTeatro Odeon di Milano, venne impedito al secondo giorno di assemblea, l’accesso al locale a seguito della richiesta del Cardinale Montini che «non poteva permettere una cosa del genere proprio vicino al Duomo», tanto che il congresso proseguì in sistemazione di fortuna (cioè in una sala da ballo). Gennaio 2009, i musulmani occupano la piazza antistante il Duomo per una preghiera collettiva e le autorità civili e religiose stanno a guardare. Domanda: se nel ’58 le autorità hanno agito eufemisticamente parlando con «eccesso di zelo» non le pare che oggi, nei confronti dei musulmani e in nome dell’accoglienza e dell’integrazione a tutti i costi, le stesse si trovino nella condizione menzionata dal Giusti nella poesia «Sant’Ambrogio» quando, riferito all’Eccellenza scrive «il suo cervel, Dio lo riposi, in tutt’altre faccende affaccendato, a questa roba è morto e sotterrato»?