La sfida di Lettieri: strappare Napoli al Pd e liberarla dalla monnezza

Il candidato Pdl scelto per la tenacia di maratoneta e la fama di campione delle missioni impossibili come imprenditore

Le sfide ce le ha nel Dna. Quelle sportive contro se stesso, appassionato com’è di corsa. E quelle imprenditoriali, per tutte l’Atitech, ex controllata di Alitalia rilevata sull’orlo della chiusura dalla sua Meridie nel 2009 e risuscitata un anno dopo con un più 40% di fatturato e 110 addetti in più rispetto alle previsioni. Ecco perché la super sfida per diventare sindaco di Napoli sembra cucita su misura per Gianni Lettieri, il manager candidato dal Pdl alla poltrona più alta di Palazzo San Giacomo. L’uomo delle sfide difficili alle prese con due imprese apparentemente impossibili: rovesciare dopo 18 anni il «regime» ininterrotto Bassolino-Iervolino; e liberare Napoli dal suo male atavico, la monnezza, i rifiuti, diventati ormai famosi tanto quanto Maschio Angioino e Vesuvio. Quasi vent’anni di amministrazioni di sinistra hanno fatto flop. Lui, se diventa sindaco, giura che ce la farà.
Ce la farà, assicura Lettieri, a diventare sindaco e a far sparire i cumuli di spazzatura. Ce la farà con la stessa caparbia tenacia che nella corsa, la sua grande passione, lo ha portato a completare (lo ricorda con orgoglio sulla sua pagina internet) in tre ore e 21 minuti la maratona di New York e in un’ora e 26 minuti netti la mezza maratona in Campania, record personale assoluto. Berlusconi, che lo ha scelto personalmente come candidato Pdl, ha scommesso su di lui perché per certi versi gli somiglia: imprenditore (ex presidente dell’Unione industriali) prestato alla politica, come lui; e uomo capace di missioni impossibili, come alla vigilia sembrava la reconquista di Napoli.
Una mission impossible in realtà abbordabile. Non solo perché Lettieri, con una campagna elettorale dai toni soft nonostante momenti di alta tensione - l’aggressione contro di lui da parte di frange dei centri sociali a fine aprile – è riuscito a captare anche voti dal fronte opposto, vedi il cartello di sinistra a suo favore che in pochi giorni ha raccolto una cinquantina di adesioni o il suo spin doctor, l’ex Ds Claudio Velardi. Non solo perché il fallimento del dominio prima Ds e poi Pd è sotto gli occhi di tutti, la monnezza per le strade docet. Ma soprattutto perché è proprio la sinistra che, a mo’ di vecchia dinastia decadente, non è stata capace di compattarsi per cercare di mantenere la roccaforte all’ombra del Vesuvio. E così Lettieri deve vedersela sostanzialmente con due avversari che litigano tra loro: il candidato del Pd, l’ex prefetto antiracket Mario Morcone, imposto dai vertici nazionali dei democratici dopo la magrissima figura delle primarie contestate e poi annullate, sostenuto anche da Sel; e l’ex pm ed eurodeputato Idv Luigi De Magistris, auto-candidato d’imperio che ha deciso di correre comunque da solo.
L’unione fa la forza, si sa, e la sinistra, dopo quasi vent’anni di regno a Napoli, è più disunita che mai. E, giusto per restare in tema di proverbi, si sa pure che tra i due litiganti il terzo gode. E Lettieri, che ha un peso ben maggiore di un generico terzo incomodo, potrebbe davvero vincere la sfida e permettere al Pdl la tripletta, la conquista di Palazzo San Giacomo dopo quelle della Regione e della Provincia di Napoli. Sarebbe una vittoria strategica per il Pdl, di grande respiro tanto quanto quella che il centrodestra spera di centrare a primo turno a Milano: la capitale del Nord e quella del Sud. Non è certo un caso che Berlusconi abbia scelto di chiudere la campagna elettorale proprio in una piazza cruciale qual è quella sotto il Vesuvio.
Lettieri potrebbe farcela al primo turno, anche se la frammentazione delle candidature - in tutto gli aspiranti sindaco sono dieci, tra loro anche il rettore dell’Università di Salerno Raimondo Pasquino, candidato del Terzo Polo, e il semprevivo Clemente Mastella, in pista per rinverdire la sua Udeur – rende più difficile la vittoria immediata. Mal che vada, Lettieri andrà al ballottaggio. Ma contro chi? È proprio questo il busillis. Perché più che l’avversario naturale, e cioè il candidato del Pd Morcone, non è affatto escluso che al secondo turno, silurando i democratici, si piazzi invece De Magistris. E anche in questo caso il candidato Pdl avrebbe gioco relativamente facile. I voti «moderati» del Terzo Polo e dello stesso Morcone difficilmente potrebbero confluire sull’ex pm, che ha fatto del giacobinismo e dei distinguo dalla mala gestione del Pd in due lustri al Comune il leitmotiv della sua campagna elettorale.
E quindi si torna al punto di partenza. Subito al primo turno o tra quindici giorni in caso di ballottaggio, Lettieri ha tutti i presupposti per riuscire a diventare il nuovo sindaco di Napoli. Sul “nemico” principale, i cumuli di monnezza per le strade, il candidato Pdl ha già esposto la sua semplice ricetta: realizzare tutto quello che l’amministrazione Iervolino non ha fatto, una raccolta differenziata efficace, il termovalorizzatore in città. I rifiuti, promette nei 72 punti del suo programma, spariranno dalle strade. E anche sull’altro grande tema di Napoli, quello della legalità, Lettieri ha tirato fuori le unghie. Ha rispedito al mittente polemiche e accuse, ricordando di essere stato proprio lui a essere aggredito e minacciato durante la campagna elettorale; si è ribellato ai teoremi secondo cui se è il centrosinistra a prendere voti nei quartieri a rischio è sintomo di voglia di riscatto, mentre se gli stessi voti vanno al centrodestra allora è segno di voto inquinato. Oggi la parola alle urne. Al voto 800mila persone. Comunque vada il futuro, per Napoli, è già cominciato.