La sfida multietnica del latte arabo

In questa Italia di veli e minareti anche il latte arriva sul mercato con la benedizione di Allah. Giovanni Cucchi, presidente di Cooperlat, Gruppo Fattorie Italia di Jesi, assicura che la religione non c’entra. «L’idea - spiega - ci è venuta dalla notevole richiesta, di questo alimento, da parte della comunità magrebina a Torino. Abbiamo deciso di produrre questo latte, seguendo le direttive degli immigrati arabi in Italia». Molto simile allo yogurt, è un latte parzialmente scremato, acidificato, al quale vengono aggiunti ceppi batterici, lasciato fermentare e poi imbottigliato. L'etichetta presenta la descrizione del prodotto e i riferimenti di legge in lingua araba e ha una veste grafica in stile orientale. All'aspetto è più denso del latte tradizionale e il gusto ricorda molto quello dello yogurt magro. È usato sia come dissetante sia come ingrediente per la preparazione di salse.