La sfida del Nucleare, parte il piano: costruire cinque centrali in 10 anni

Ecco le mosse del governo. Enel, Edison, A2A ed Eni d’accordo con Scajola: fattibili in meno di un quinquennio. I costi: 3 miliardi di euro per ogni impianto. Ma serve un’Authority

Roma - Il piano: almeno cinque centrali da avviare in cinque-dieci anni, impianti di terza generazione, siti vicini a grandi fiumi, sulle coste, comunque a poca distanza dall’acqua, una capacità tra i 10 e i 15mila megawatt, una percentuale del 20% di energia da ottenere a emissione zero. E un obbiettivo: rendere l’Italia indipendente dal punto di vista energetico dagli altri Paesi.

Dopo la paura di Chernobyl e il no del voto plebiscitario dell’87, l’ambizione del nucleare non si è mai estinta. In vent’anni il sogno dell’atomo è stato coltivato nello studio, negli investimenti all’estero, nell’acquisizione di know how che ora, dopo l’annuncio congiunto del ritorno al nucleare fatto dal ministro Claudio Scajola e dal presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, vengono a galla. Enel, Edison, A2A e anche Eni raccolgono la sfida: l’Italia può avere presto le sue centrali, l’obbiettivo dei «cinque anni per posare la prima pietra» di Scajola è possibile dal punto di vista tecnico. La corsa ha inizio. E non è detto che sia una sfida: la proposta di A2A, prima utility d’Italia dal pedigree lombardo, è quella di seguire il modello di gestione finlandese. Non è una stravaganza, ma una proposta di alleanza: un consorzio tra i grandi, ma anche tra i consumatori di energia, per la gestione degli impianti con l’amministrazione affidata ad Enel, l’azienda italiana che vanta la più grande esperienza nel settore del nucleare. Un traguardo non troppo utopistico sarebbe quello di arrivare entro il 2020 a riequilibrare le fonti energetiche per stare in linea con il Trattato di Kyoto e ridurre le emissioni di Co2 grazie all’abbattimento del tabù atomico.

I lavori possono iniziare entro 4 anni Sono i tempi di Enel, calcolando che le professionalità interne sono in grado di portare a termine progetto preliminare ed esecutivo di una centrale in 2-3 anni. Per la fatidica posa della prima pietra tutto dipenderà dai tempi legislativi. È necessario istituire una legge di regolamentazione, norme di eventuale indennizzo per la popolazione, dare vita a una Authority che controlli e che vigili. Nella progettazione Enel ogni centrale avrebbe una capacità di 1.600-1.800 megawatt, con tempi di costruzione di circa 4 anni. L’ipotesi ragionevole è quella di conclusione dei lavori nel 2016. Il costo preventivato è di circa 3 miliardi di euro a centrale. Le tecnologie allo studio sono quelle francesi, americane, e canadesi, un modello che interessa a Enel con una possibile collaborazione a due impianti di questo tipo in Romania.

La soluzione del Po È la localizzazione proposta dall'amministratore delegato di Edison, Umberto Quadrino. L’acqua è fondamentale per le procedure di raffreddamento e dunque gli spazi costieri e quelli dove il grande fiume è più robusto sarebbero i siti naturali per la costruzione di nuove centrali. Una mappa delle possibili opzioni ancora «non c’è», si fa notare. Edison vede una tabella di marcia più cauta: almeno un anno di discussione parlamentare, due di autorizzazioni ambientali e poi lavori che potrebbero comunque essere conclusi entro il 2019. Si sottolinea come l’azienda abbia una particolare attenzione al dialogo con le popolazioni. La questione del nucleare va affrontata «senza preconcetti», è il pensiero dell’ad di Edison.

La gestione in consorzio e la tentazione dell’Eni A2A lavora da un anno a un consorzio sullo studio del nucleare che si chiama EnergyLab e di cui fanno parte le cinque università milanesi, Regione Lombardia, le fondazioni Edison e Aem. È questo il modello proposto: un consorzio per avviare le nuove centrali. Da A2A sottolineano come sia indispensabile la revisione delle procedure di autorizzazione e la semplificazione delle norme. Si parla addirittura di 5 anni per progettazione e realizzazione. In Italia con il nucleare il costo del combustibile potrebbe ridursi da «65 euro a megawatt ora», a «5-7 euro con la tecnologia atomica», è il calcolo del numero uno di A2A, Giuliano Zuccoli. Dall’Eni per ora sono arrivati commenti positivi alle intenzioni del governo, ma nessun annuncio ufficiale. Negli anni del boom dell’atomo c’era Agip Nucleare, poi smantellata. Ma alcuni dei «cervelli» potrebbero non essere andati in pensione.