La sfida del «papà» di Goretex «Da noi operai imprenditori»

Si può cambiare il modo di lavorare in azienda, conciliando i risultati economici con la soddisfazione di chi lavora? É una sfida di grande attualità, come dimostra il dibattito intorno al «modello Marchionne»: e sempre in cerca di risposte. Come quella di Gore, un’azienda che fin dall’inizio ha costruito il suo successo, nel mondo e in Italia, su due pilastri di uguale importanza: l’innovazione - da cui è nata una gamma vastissima di prodotti, dai cavi spaziali alle giacche a vento - e l’organizzazione aziendale, che si può considerare un’esperienza unica nel suo genere.
«Ognuno dei nostri dipendenti si sente imprenditore e lo è - spiega Leonardo Cappelletti, responsabile commerciale di Gore Europa - Infatti è valutato per quello che fa e per come fa crescere gli altri. Non a caso, Gore è nella top ten dei migliori luoghi di lavoro praticamente in tutto il mondo, dall’America al Regno Unito, dalla Germania all’Italia».
Come ci siete riusciti?
«Grazie a un’organizzazione del tutto particolare. A cominciare dal nome: chi lavora qui non si chiama dipendente, ma associato, come tra professionisti in studio. Così ha voluto fin dal principio il fondatore, Bill Gore, e non è soltanto una questione nominalistica: significa che il rapporto è basato sulla fiducia e sulla capacità del singolo di essere una risorsa strategica, di vendere, per così dire, le proprie idee all’azienda, anche al di fuori del suo ambito di lavoro principale».
Affascinante: ma forse si capirebbe meglio con un esempio.
«Il mio, tanto per non andar lontano. In quanto appassionato di mountain bike, ho sempre usato capi in Goretex, il nostro tessuto impermeabile e traspirante, anche prima di lavorare in questa azienda. Ma le scarpe erano l’anello mancante: così poco dopo il mio arrivo in Gore ho messo insieme un team e abbiamo iniziato a lavorare sul progetto. Oggi le scarpe Goretex per ciclismo hanno come clienti i numeri uno del settore, da Shimano a Northway. In questo modo sono nati altri prodotti chiave per Gore, come le corde da chitarra Elixir, che oggi dominano il mercato».
E quali sono i risultati economici?
«Negli ultimi 5 anni il fatturato è cresciuto in media del 7%, con punte a doppia cifra, come l’Europa dove la previsione 2010 è di un aumento del 35 per cento. Quest’anno chiuderemo con un fatturato a livello mondiale di 2,7 miliardi di dollari, formato da tutte le nostre aree: medicale, abbigliamento e calzature, industriale».
Siete presenti anche in Italia?
«Certo: abbiamo una sede commerciale, a Verona, e i nostri clienti sono un ventaglio amplissimo. I nostri materiali sono nei componenti elettronici per la Ferrari, nelle scarpe da bambino di Primigi e nelle giacche tecniche di Prada, tanto per fare qualche esempio. La stima di fatturato per quest’anno è di 54 milioni di euro, ma probabilmente la supereremo».