«È la sfida più importante della mia vita»

La ronaldeide parte seconda comincia alle 12 in punto, a Milano centro, corso Como, la zona della movida piena di discoteche e letterine, in un salone d’albergo capace di accogliere anche una riunione del G8. Fuori pochissimi curiosi, dentro le domande partono come una scarica elettrica per squarciare il velo di riservatezza fin qui osservata dal Fenomeno e rimettere ordine nel trasferimento più discusso e chiacchierato dell’anno. Ronaldo risponde calmo e serafico per 41 minuti, in qualche tratto appare determinato come nei giorni difficili e tristi della sua carriera, in altri passaggi si avvale della facoltà di non rispondere, si emoziona solo quando parla del figlio lasciato a Madrid. Il mistero buffo del peso resiste al riparo delle luci abbaglianti delle telecamere fino a quando non viene svelato dall’ufficio stampa rossonero con la scheda consegnata ai giornalisti nella cartelletta stampa: alto 183 centimetri, Ronaldo pesa 90 chilogrammi. Gli altri numeri, sull’argomento, sono un falso in ...bilancia.
Io e il Milan. «Questa è la sfida più importante della mia vita e della mia carriera. Giocare nel Milan, per qualsiasi giocatore, sarebbe stato un sogno poiché si tratta di uno dei club più famosi al mondo, non solo perché nel suo organico ci sono ben 5 brasiliani. In altre occasioni ho già rifiutato i soldi, questa volta ho detto no all’Arabia, agli Usa e allo stesso Real. Ho deciso di venire al Milan per far vedere a tutto il mondo che la mia storia non è finita. E sarà questa una grande motivazione. Dei tifosi milanisti ho scoperto l’affetto, i rapporti miglioreranno al primo gol, ho voglia di sentirmi amato e li conquisterò, ne sono sicuro. Ho sentito al telefono il presidente Silvio Berlusconi, mi ha dato il benvenuto».
Io e l’Inter. «Non ho avuto nessun dubbio nell’accettare il Milan. La mia storia con l’Inter è stata bellissima ma è finita male: io sono stato ceduto per obbligo dell’allenatore (Cuper, ndr). Mi aspetto perciò il rispetto della gente che stava con me prima e che ora non ci sarà più. Non ho rivincite da prendermi, voglio fare bene per i miei nuovi tifosi. Materazzi ha detto di trattarmi con indifferenza? Non mi interessa granché. Un gol nel derby? Ho sempre voglia di fare gol, non solo nel derby. Purtroppo, e sottolineo purtroppo, per qualche minuto giocato col Real Madrid, non posso partecipare alla Champions league. È questo il rimpianto».
Io e Moratti. «Non ho mai smesso di rispondergli al telefono e le ultime chiamate non erano certo per portarmi all’Inter ma il passato è passato e ognuno deve scegliere la sua strada. Con Massimo Moratti ho avuto un rapporto incredibile, auguro a Moratti e a chi si è offeso, una buona fortuna per la loro vita».
Io e Milano. «Nei miei primi 5 anni a Milano sono stato benissimo. Ho ancora tanti amici, molti non li ho ancora sentiti, come Vieri, perché sto cercando casa, mi sto dedicando ad altre pratiche. Più che Madrid mi mancherà sicuramente mio figlio che resta in Spagna: perciò tutte le volte che potrò, andrò a trovarlo oppure verrà lui a Milano nel fine settimana. Non so come sarà la mia vita nuova a Milano: se qualcuno non mi vuole bene, non deve certo farmi del male».
Io, Capello e Sacchi. «Con Capello ho avuto una storia corta, brutta e triste. Tra di noi non c’è stato nessun problema. Lui non ha mai avuto fiducia in me e mai mi ha spiegato il perché. Sacchi ha detto che non rispetto le regole e mi alleno poco: sono dichiarazioni che non capisco. Nella mia storia professionale ho vinto tanti trofei, non credo che me li abbiano regalati, li ho guadagnati sul campo col sudore e col sacrificio».
Io e la Juventus. «A vederla in serie B non provo niente. Mi interessa soltanto il Milan».
Io e Ancelotti. «Non so quando potrò giocare, saranno l’allenatore e i preparatori a deciderlo. Da un mese non gioco, finora ho fatto tanti test dall’esito positivo ma non mi sono ancora allenato coi nuovi compagni. Ho trovato a Milanello un ambiente fantastico, mai visto un rapporto umano così bello e tanta amicizia tra allenatore e giocatori. La partenza per Ascoli dipenderà da Ancelotti: io sono a disposizione».
Io e la nazionale. «Non ho mai parlato al telefono col il nuovo Ct Carlos Dunga perché so che in nazionale si può tornare non attraverso i colloqui telefonici ma mostrando ciò di cui uno è capace, in campo. Per guadagnarmi la coppa America devo fare bene con il Milan».
Io e il gol. «Non so quanti riuscirò a segnarne in questi mesi, spero di contribuire a raggiungere l’obiettivo del Milan in campionato che è poi il quarto posto. Per il prossimo anno farò una scommessa».
Io, Sheva e Ronaldinho. «Spero di far bene come Rivaldo, con lui in squadra il Milan vinse la Champions league. Capisco il paragone con Sheva e lo accetto: amo la responsabilità e anche le pressioni. Quando non ci saranno più smetterò di giocare al calcio che resta la mia grande passione. Cassano è un ragazzo in gamba, Ronaldinho è un grandissimo campione ma io devo ancora conquistare il mio spazio e non posso certo ritagliarlo ad altri».