La sfida del popolo senza cravatta

L’uomo della fortuna è seduto sulla poltrona H della fila 10. È lì, proprio a metà sala, con il mantello nero, la tuba in testa e i baffi stile Ottocento. E a tutti quelli che passano dice: «Volete i numeri per il lotto?». Berlusconi ha appena salutato il suo popolo e lentamente questo Teatro Nuovo, dove tutto ricomincia, si svuota. Quasi nessuno si ferma dal vecchio, ed è un peccato. Lui, oltre ai numeri, regala equazioni politiche. Prende un foglio di carta e scrive: Popolo della libertà e Partito Democratico. Poi dice: «Il fattore L». Eh? «PdL meno Pd uguale L». E allora? «La differenza tra il popolo e il partito è la libertà». Qualcuno dice che è matto, una ragazza della Brambilla prende appunti: «Magari Michela lo dice a Berlusconi».
La fortuna ha i capelli rossi. Michela Brambilla aveva strappato tempo fa una promessa a Berlusconi: un incontro al Nord con la gente dei suoi circoli. Quando? Il 9 febbraio. Perfetto. Il giorno in cui ancora nessuno sapeva che da qui parte la campagna elettorale della svolta. Quella che evoca il bipartitismo. Tutti quelli che la amano, la Brambilla, diranno che anche in questo è sfacciata. Berlusconi dice che la fortunata ha un vizio, che in certi casi aiuta: è una gran rompi. E così sia.
Questo è il giorno del discorso delle mamme, quelle che vanno in Paradiso. Le mamme che «sono la persona che più vi vuole bene». Anche quando te lo dimentichi. È il giorno di chi dice: Mastella no. E di Berlusconi che risponde: «Io conosco la parola riconoscenza». È il giorno in cui Forza Italia e Alleanza Nazionale cambiano pelle. È il giorno in cui bisogna riconoscere a Berlusconi il gusto della sfida. È qui perché questa volta, se deve vincere, vuole farlo a modo suo. Senza rimpianti. E se vai dentro, in questo teatro che appare troppo piccolo, capisci che questa scelta piace, piace parecchio. Piace al popolo delle segretarie, con il tacco sette e la gonna a tubino e la camicia bianca. Piace agli intellettuali dall’aria stanca da ex radicali. Piace a quelli stufi delle tasse, alla moglie e al marito che lavorano giorno e notte nel piccolo negozio di autoricambi in qualche posto del Varesotto. Piace a quelli che ancora dicono: di nuovo Dini? E a quelli, tanti, che hanno un blog e vorrebbero vedere in Parlamento uno di loro. Piace a quelli che cantano le canzoni della Brambilla, l’unica colonna sonora che ti tocca ascoltare qui, questi inni in stile Sanremo primi anni ’80, orecchiabili come le note di Dario Baldanbembo. Ricordate? E l’amico è... Solo che qui il protagonista è Silvio (meno male che ci sei tu).
A piazza San Babila ci sono i coriandoli e i bambini in maschera. È il carnevale ambrosiano, ultimo giorno di festa prima della Quaresima. L’euforia è quasi contagiosa. Gli autobus dei circoli arrivano, scaricano e vanno in cerca di un parcheggio. I più carichi arrivano dall’Emilia, dalla Toscana, dall’Umbria. Dicono: «Siamo quelli delle regioni rosse». I più incazzati hanno le targhe della Campania. L’audio del megaschermo del Teatro Nuovo si perde per le vie centrali di Milano. È una voce che scivola come un miraggio tra Montenapoleone e il Duomo. L’effetto è leggermente mistico. Qualcuno dice che finalmente si fa come in America: o di qua o di là. Tutto, per una volta, sembra più semplice. Qui o si fa l’Italia o si muore. Roba da Risorgimento. Berlusconi si adegua. Arriva ed è contento di questo azzardo. Si vede. L’idea del duello face to face, delle carte sparigliate e dei patti chiari. Basta mediazioni, basta compromessi. Casini o ci stai o te ne vai. Ha ragione la figlia: questi sono giorni senza cravatta. Bisogna sentirsi liberi, senza pesi che ti stringono il groppo, senza cappi al collo, soprattutto senza rotture di scatole, con quelli che ti chiedono il posticino, la commissioncina, le quote bianche nelle liste elettorali e poi ad ogni spunto di riforma, ad ogni affondo, si mettono lì a dire: sì, va be’, ma, però, non sarebbe il caso, i nostri elettori non capirebbero. Quali, dice Berlusconi, quali elettori? Il sospetto lo aveva da tempo e ora ne è certo. E lo ha detto: «Gli elettori sono più avanti della classe politica». Il grande partito conservatore e liberale esiste già nella testa della gente. Ma i politici pensano solo al proprio cadreghino.
La svolta è qui. È questa. È la voglia di dire a Veltroni: guardiamoci in faccia. E vediamo chi sei tu e chi sono io. Il nuovo, il vecchio, chi è l’avversario e chi il nemico. Dimmi la tua Italia ed io ti dirò la mia. Chiarezza. Il primo giorno di campagna elettorale si chiude con una citazione nascosta: «Smetto qua perché ho giurato che non avrei mai utilizzato contro il mio avversario i miei 20 anni di esperienza in più». È quello che disse il repubblicano Ronald Reagan allo sfidante Mondale. Il Democratico Walter Mondale.
Vittorio Macioce