La sfida radicale tra maghi ed ex terroristi

Ilpartito annuncia la "guerra di Liberazione dal regime". In platea anche Mambro e Fioravanti, Oggi l'intervento di Rutelli, aspettando che Pannella si inventi una linea e decida se andare alle Europee con il Pd

nostro inviato a Chianciano

Per ora è un congresso che aspetta. Il figlio prodigo-ma anche traditore Francesco Rutelli, che arriva stamattina. E date le sue posizioni sulle questioni bioetiche potrebbero essere scintille. Aspetta di capire che linea darà Marco Pannella, aspetta di capire come si presenterà alle europee («ospite» nel Pd come alle politiche oppure no): è un congresso che aspetta un altro congresso, quello internazionale dell’associazione Coscioni, che si tiene fra pochi giorni a Bruxelles. Con un titolo- per giunta - che pare scelto da Lina Wertmüller: «E ora lotta di liberazione democratica dall’infame regime partitocratrico».
Quello che si è aperto ieri al Palamontepaschi di Chianciano è il congresso nazionale dei radicali italiani: «Il settimo congresso del partito radicale nonviolento, transnazionale e transpartito», ma «convocato in vista del 39° congresso radicale». E pazienza se ci si perde in una sigla di associazioni e sigle. Sorride Sergio Ravelli, uno dei trenta veterani - insieme con l’inossidabile Sergio Stanzani - che hanno più di trenta anni di tessera: «Questo è forse il nostro duecentesimo congresso... ». Ravelli ha appena pubblicato il libro più venduto (per ora) al Palamontepaschi, Radicale ignoto, che poi suona come milite ignoto ed è pannellese puro: il nome migliore per indicare i tanti militanti senza blasone che in questi anni hanno tenuto in piedi una delle più temibili macchine organizzative della politica italiana, polverizzando tutti i record di raccolta firme referendari. Radicale ignoto è una miniera di storie piccole e grandi che raccontano bene questo partito un po’ famiglia e un po’ internazionale (l’ultima sopravvissuta del Novecento), e che si apre con l’immagine di un altro congresso: il XII, quello di Verona, per Ravelli è una folgorazione: «Abituato alle affollate manifestazioni extraparlamentari, l’ingresso in sala per me fu una autentica sorpresa: non c’erano più di 200 persone. Anziani dal piglio austero, signori dall’aria professionale e giovani hippy, coppie con bambini e omosessuali dichiarati, ragazze disinibite e qualche scoppiato. Il tutto - scrive Ravelli - tenuto assieme da un omone dagli occhi azzurri che dalla tribuna si cimentava in un appassionato intervento... » (indovinate di chi si tratta?). Era tanto, anche per il 1973.
Bene, entri nella sala di Chianciano e il tempo potrebbe essersi fermato. Alla tribuna c’è sempre l’omone dagli occhi azzurri che parla (è «l’anteprima» dell’intervento ufficiale), ai banchetti Valerio Fioravanti e Francesca Mambro sotto le bandiere di Nessuno tocchi Caino, per le file dei corridoi corre un incantevole bimbo di colore di due anni e mezzo - Matj - la madre è Luigia una giornalista radicale, il padre, Dario Russo, è un prestigiatore radicale (noto e molto apprezzato con il nome d’arte di Mago Darus). In platea trovi personaggi eterni come Geppi Rippa, che ora dirige Notizie Radicali, ed è totalmente immerso nella questione armena: «Capisci - mi fa - il governo turco mi ha invitato 12 giorni, e mi ha collocato tra i 25 intellettuali strategicamente importanti, su questi temi, in tutto il mondo... ». Sì, perché nei radicali ci sono i massimi esperti dei problemi dimenticati e delle battaglie scomode. Sul palco, tra i giovani emergenti c’è Marco Perduca, (oggi senatore), uno che per anni ha fatto il rappresentante del partito all’Onu e si era votato alla causa dell’Esperanto. Luigi Manconi, ex leader dei verdi, ex sottosegretario diessino, membro della direzione e autore di uno degli interventi più applauditi sulle questioni etiche («stiamo rischiando una democrazia autoritaria con alcune tentazioni dispotiche») si vede apostrofare, in platea, da un delegato che gli chiede: «Luigi, tu che sei un’autorità, mi puoi aiutare a trovare una compagna con cui cenare e poi passare la notte?». Manconi non batte ciglio, ma declina fermamente: «Mi spiace, ma non sono la persona adatta». E il delegato: «Sai, sono un libertino inguaribile, un professore di morale, ma del tutto amorale». Manconi si congeda: «Capisco bene, ma non posso farci nulla». Un metro e incrocia Bobo Craxi, che sorride: «Il bello dei congressi radicali è che un matto lo trovi sempre». E l’altro: «Veramente i matti si trovano in tutti i congressi». Forse. Ma qui ci trovi anche le persone più serie: la segretaria Antonella Casu, la deputata più visibile Maria Antonietta Coscioni, l’uomo che si è opposto da solo al tratto con la Libia, Matteo Mecacci (ultimo pupillo di Pannella); e poi la pasionaria delle pasionarie, Rita Bernardini, che fa calare il silenzio cominciando il suo intervento così: «Vi leggo l’ultimo messaggio che ho ricevuto sul blackberry: “Brutta troia, devi morire, vai ancora in carcere, che ti linciamo noi italiani”». È l’ennesimo che le arriva, dopo la visita agli stupratori romeni, in cella. Perché i radicali sono anche questi, gli unici capaci delle battaglie più impopolari. E adesso però aspettano Rutelli, le Europee, e «l’omone dagli occhi azzurri» per capire che ne sarà di loro.