La sfida di Ryanair: «Via da Roma»

«Se Roma non vuole Ryanair, Ryanair lascerà Roma. Ci sono tantissime altre città dove andare. Non vogliamo incrementare i voli, solo non diminuirli». Così Michael O’Leary, amministratore delegato della compagnia irlandese regina delle low cost, lancia la sua sfida: Ryanair sul piede di guerra non ha alcuna intenzione di ridurre i propri voli su Ciampino. A fronte della decisione dell’Enac di tagliare del 30 per cento il traffico del congestionatissimo Pastine da novembre, misura che le farebbe perdere 66 voli a settimana, la compagnia ha presentato un ricorso al Tar del Lazio e ha anche deciso di appellarsi alla Commissione Europea. L’aeroporto, inoltre, dovrebbe rimanere chiuso per cinque mesi per lavori sulla pista, e alla riapertura dovrebbe essere interdetto ai voli low cost. O’Leary non ha esitato a definire il provvedimento dell’Enac «un tentativo illegale di proteggere Alitalia, il terzo dopo il regime di continuità territoriale imposto sulla tratta Roma-Alghero, che ha di fatto impedito a Ryanair di servirla, e le false accuse sul rumore all’aeroporto». Riguardo alle proteste degli abitanti di Ciampino, che da anni lamentano i disagi legati al frastuono degli aerei in decollo e in atterraggio, O’Leary ha sostenuto che Ryanair ha fatto tutto il possibile per ridurre le emissioni sonore, con investimenti di 350 milioni di euro in 5 anni per il rinnovo della flotta, che ora è composta da aeromobili che hanno in media 2,5 anni di età e sono dotati di speciali alette per la diminuzione del rumore. «Le nostre richieste di effettuare uno studio dettagliato sull’inquinamento acustico a Ciampino sono state ignorate - ha detto l’ad irlandese - e questo perché tale studio avrebbe provato definitivamente che i problemi sono causati dagli aerei militari, che tra l’altro sono gli unici a operare di notte, visto che i nostri voli finiscono alle 23».
Il taglio del traffico su Ciampino comporterebbe per Ryanair la cancellazione del 12 per cento dei propri voli, con una perdita di 500 posti di lavoro, 500mila passeggeri l’anno e una riduzione della spesa turistica di 125 milioni di euro. L’ipotesi di spostare questi voli a Fiumicino, come chiesto dall’Enac, è categoricamente esclusa dal vettore. Quella di trasferirsi nel nuovo, terzo scalo del Lazio, in procinto di essere realizzato (in corsa, al momento, Viterbo e Frosinone), non esercita molto «appeal» sugli irlandesi, che si limitano a rimandare: «Vedremo quando sarà il momento. Non ha senso parlarne ora». «Diminuire i voli giornalieri da 138 a 100 non avrebbe benefici sulla pista - ha insistito O’Leary - e l’Enac avrebbe comunque dovuto comunicare i problemi in una nota ufficiale. E per finire, le compagnie che operano a Ciampino non sono state nemmeno consultate».
I residenti di Ciampino, che da anni portano avanti una battaglia contro l’inquinamento acustico e atmosferico causato dalla presenza dell’aeroporto a due passi dall’abitato, auspicano che il Tar del Lazio respinga il ricorso di Ryanair. Il vicesindaco Sergio Pede ha ricordato che «è un problema di vivibilità. La situazione è insostenibile per 40mila cittadini. Ciampino non vuole la chiusura dell’aeroporto, ma che il traffico aereo sia riportato entro livelli di normalità». A fianco dell’Enac si schiera anche la Regione Lazio: per il governatore Piero Marrazzo «oltre a Ryanair c’è molto altro, per esempio i cittadini di Ciampino, che certo contano più di una singola azienda. Il Pastine è una grande opportunità di business, e ci sono molte altre compagnie che premono per avere spazio sul mercato romano».