La sfida in trincea: «Al primo incidente si va tutti a casa»

L’avvertimento dell’assessore Giani. Bombe carta contro il ritiro bianconero

Tony Damascelli

nostro inviato a Firenze

Oggi, alle 15, si gioca a calcio. Fiorentina-Juventus, dicono. In verità di tutto si scrive e si parla, di tutto ciò che con il pallone nulla ha a che fare. Arresti e gas lacrimogeni, disordini e ultimatum, leggi speciali e ultras. La banlieu del calcio nostrano ha vinto un’altra sfida. Firenze è una citta di magìe, andrebbe vista e goduta per quella che è, l’Arno è gonfio ma non mette paura quanto certe biffe che si aggirano travestite da tifosi, come ha detto bene Diego Della Valle riferendosi ai misfatti e ai fatti (nel senso che sappiamo) di giovedì sera. Ma Firenze vive la vigilia come la vive Roma o Torino, Napoli o Verona, Bergamo o Palermo, facendo i conti con la minoranza sediziosa, con gli striscioni che andrebbero aboliti invece di essere pubblicizzati (controllate Striscia la notizia); con i movimenti di piazza che raggrumano in ogni dove la stessa teppaglia. Il giorno in cui i presidenti delle società si accorgeranno di avere ceduto una parte dell’affare proprio ai banditelli di cui sopra che sono organizzati, hanno il loro mercato (magliette, cappelli, sciarpe doverosamente confezionate clandestinamente), si autofinanziano con le trasferte, fanno comunicazione via internet, telefoni, radio e alla fine danneggiano l’immagine del club di riferimento, allora sarà tardi. Intanto, la Roma è stata fuori dalle coppe per colpa degli incidenti con arbitri e avversari, l’Inter gioca a porte chiuse idem come sopra, Zoro ferma la partita per gli insulti razzisti e allora all’Uefa stanno pensando che un Paese, il nostro appunto, che avanza la richiesta di organizzare il campionato europeo del 2012 non offre alcuna garanzia di sicurezza, nonostante le frasi di circostanza di chi lo comanda (crede di comandarlo) calcisticamente.
Fiorentina-Juventus è un altro fotogramma di questo film brutto. Potrebbe diventare improvvisamente bellissimo se oggi al Franchi si giocasse a calcio, con qualche fischio da repertorio, con gli insulti antichi all’arbitro cornuto e venduto, stop. E invece si sa che ieri notte sono state esplose un paio di bombe carta dalle parti di Coverciano dove sta in ritiro la Juventus, che gli arrestati di giovedì sera sono stati quattro ma uno è già fuori pronto a concedere il bis, e si sa che l’assessore allo Sport di Firenze, Eugenio Giani, ha lanciato un messaggio: «È il momento più difficile dai disordini del Novanta, quando fu ceduto Baggio (guarda caso alla Juventus ndr). Questa è una partita ad alto rischio, dovremo essere tutti compatti nell’isolare anche chi giustifica questi atti di teppismo e chi vuole far ricadere sulla polizia le responsabilità per gli incidenti di giovedì sera. Di certo l’immagine della nostra città viene lesa ma non possiamo accettare di essere sotto scacco. Al primo incidente dovremo fare qualcosa».
Dovrà farlo l’arbitro, se ne avrà coraggio, applicando la legge, non soltanto il regolamento. Capello e Prandelli hanno uguale obiettivo ma lo sviluppo delle loro idee è differente. Dice l’allenatore della Juventus: «Si parla troppo di questa gente, si esibiscono gli striscioni anche in tivvù, con le fotografie sui giornali si dà loro pubblicità. Non dico di non parlarne, ma bisogna saperne parlare. C’è molta gente debole in circolazione che non vede l’ora di aggregarsi ai teppisti».
Dice Prandelli: «Dobbiamo abbassare i toni senza sottovalutare però il problema. Si tratta di una minoranza che però denuncia un malessere sociale, sono deficienti che non possono mettere in discussione il nostro lavoro. Sospendere le partite sarebbe dar loro vittoria». Totale: guai a chi tocca il pallone che è loro e vive una vita slegata dalla logica e dal vivere civile.
Si parla e si scrive di questo mentre attorno al Franchi c’è già la cintura pronta: cinquecento poliziotti, blindati e camionette, l’aria pesante, le saracinesche abbassate, la voglia che sia già lunedì. Ma oggi è domenica e si va alla partita, pensando a Dante, all’Inferno e al Purgatorio, al Paradiso. Quella commedia era almeno divina. Questa è davvero miserabile.