Sfida tra tv e cinema (all’ultimo ciak)

Da fine agosto sbarcano sul piccolo schermo nuove attese saghe. Hollywood, in crisi, replica come può

Se La carta è stanca, come titolava un libro amaro (Adelphi) di Guido Ceronetti, il grande schermo è proprio morto, afferma oggi l’autore apocalittico, però lungimirante, in Ti saluto mio secolo crudele (Einaudi). Il telone bianco dei sogni irrealizzati va ripiegandosi, infatti, sotto il peso della mancanza di idee forti e di slanci innovativi. E a rianimarlo non bastano il 3D e gli effetti speciali fracassoni. Ma, ancor più, il cinema svapora sotto la fiamma sempre accesa davanti al piccolo schermo: è la tivù, infatti, che in questi tempi di crisi ha più soldi, più inventiva e ormai un gran numero di star. A ben guardare, infatti, le celebrità di Hollywood ora ambiscono a entrare nei teleprogetti firmati da autori di fascia alta. La tripla «A», insomma, se la guadagnano investimenti costosi come Boardwalk Empire, firmato Martin Scorsese, che da autentico cinefilo va dove gli assicurano i mezzi per realizzare le proprie ambizioni visionarie. Una riprova di tale tendenza, consolidata dal contemporaneo flop delle multisale, si avrà a Venezia, dove Sky presenta Mildred Pierce, miniserie di Todd Haynes, che osa far confrontare l’oscarizzata Kate Winslet col mostro sacro Joan Crawford in una storia di amore materno mortificato. Già nel 1945, Michael Curtiz si mise d’impegno per trasformare l’omonimo romanzo di James M. Cain in un cineracconto di rango. Sta di fatto che lo smalto non viene messo sul nulla, per dirla con Ernst Jünger, bensì su opere di forte impatto emotivo, che traggono linfa vitale dai bestseller. Come Haven, serie dal gusto paranormale (regia di Adam Kane), che discende dal romanzo di Stephen King Colorado Kid. Vale a dire: se la stoffa è buona, l’abito cade bene. Fughe, misteri e attività soprannaturali vengono, poi,adattate dall’autore di successo Scott Shepherd.
In tanta abbondanza, non poteva mancare il mito, quale riferimento sicuro per il pubblico americano reso incerto dai balletti in Borsa. Così Spartacus: Gods of the Arena e Game of Thrones, si annunciano quali super-serial con imponente seguito di sangue, arena, scontri tra Olimpi. Se la serie relativa alle imprese di Spartaco è reclamizzata come «la più audace mai vista in tv», date le orge e la violenza dei combattimenti, Game of Thrones addirittura rivaleggia con Il Signore degli Anelli, forte d'un budget di 50 milioni di dollari e potenziato da una base letteraria invincibile: Cronache del ghiaccio e del fuoco s’intitola il ciclo romanzesco di George R.R. Martin, edito da Mondadori. La trama, del resto, è così sfaccettata e densa, che per tagliarne la tensione intellettuale, i produttori hanno fatto ricorso alla solita arma: il sesso. Il cinema? Non sta a guardare ma raccoglie la sfida puntando sul sicuro: fantascienza, serie e remakes. Tra i film più attesi ci sono Super 8 della coppia Abrams-Spielberg, il prequel del Pianeta delle scimmie, Contagion di Steven Soderbergh. E alle mazzate di Spartacus risponderà il redivivo Conan il Barbaro. Ma certo, il rischio, per Hollywood, è che il sorpasso, in qualità e in denaro, diventi definitivo.