Sfidano i vigili e loro sparano: ferito un tredicenne

Il ragazzino e l’uomo che guidava la moto hanno tentato di travolgere gli agenti. Colpiti entrambi, l’adulto arrestato

Carmine Spadafora

da Napoli

Un altro gravissimo episodio, degno della peggiore mala Napoli. È accaduto ieri pomeriggio in via Argine, uno dei luoghi peggiori della periferia cittadina: un ragazzo di 24 anni, che si trovava alla guida di una motocicletta e in compagnia di un bambino di 13, ha forzato un posto di blocco dei vigili urbani, che avevano installato un autovelox. I due centauri viaggiavano a forte velocità, infrazione regolarmente rilevata dall'apparecchio del quale i due centauri si sono accorti. I due, Francesco Lecciso, incensurato, professione meccanico, e Carmine V., imparentato con una famiglia di pregiudicati, sono ritornati in via Argine dopo poco: urla, insulti alle quattro «divise», un’impennata con la moto con la ruota anteriore sollevata dall'asfalto, per sbeffeggiare i vigili urbani. La scena si è ripetuta altre quattro volte, con il solito rituale di maledizioni e minacce nei confronti della polizia municipale. Decine di metri i due centauri li hanno percorsi su una sola ruota, roba da mettere i brividi pure a Valentino Rossi. Pare, secondo la versione fornita dal comando della Polizia municipale, che la moto avesse puntato uno dei quattro vigili urbani, per investirlo. E infatti in serata l’uomo è stato arrestato per tentato omicidio. A quel punto, un poliziotto ha estratto dalla fondina la pistola di ordinanza e ha sparato. Sul numero dei colpi non c’è chiarezza, anche se una nota ufficiale dei vigili parla di un colpo solo. Fatto sta che il tredicenne è stato colpito a un braccio, Lecciso alla spalla.
Il meccanico ha proseguito la sua corsa, dileguandosi in pochi secondi. I due sono finiti dopo pochi minuti in ospedale: il tredicenne accompagnato dai familiari, Lecciso da solo.
Carmine viene portato a «Villa Betania», a Ponticelli, il quartiere dove è andata in scena l'aggressione agli agenti municipali, terra di camorra e di stragi, come quella del novembre dell'89, quando sei persone furono uccise a colpi di mitra e di lupare. Lecciso se ne va all'ospedale Loreto Mare. Qui, i medici gli curano la ferita alla spalla. Le sue condizioni non sono gravi ma, dopo essere stato medicato, il meccanico se ne va. Più tardi si reca in caserma dai carabinieri. Poi torna in ospedale per essere operato alla spalla. A «Villa Betania», invece, si scatena l'ira dei familiari di Carmine. Poco dopo arriva la madre del bambino: urla, scenate, altre invettive contro le forze dell'ordine. Ma la situazione viene ricondotta alla normalità grazie all'intervento della polizia del commissariato di Ponticelli.
In via Argine si precipitano alcune volanti dell'Ufficio di prevenzione generale della Questura. La situazione è incandescente, ma viene gestita al meglio dalla polizia. Poco dopo arrivano anche i colleghi dei quattro vigili urbani, che fanno scattare le indagini. «Tante volte noi agenti municipali siamo accusati di chiudere entrambi gli occhi quando ci troviamo nelle periferie per paura di subire vendette. Quello che è successo oggi pomeriggio rappresenta la prova più lampante di come tutto ciò sia completamente infondato», polemizza un collega dei quattro agenti aggrediti.
Commenta così il grave episodio accaduto il comandante dei vigili urbani, Carlo Schettini. «Siamo sbigottiti, le forze dell'ordine, non solo i vigili urbani, ogni giorno sono disposte a rischiare la vita anche per futili motivi». Difende il figlio di 13 anni, il papà. «È un episodio assurdo. Il mio bambino e Francesco sono due bravi ragazzi. Carmine aveva solo chiesto un passaggio in moto. Potevano fermarli anche senza sparare».