Sfiducia a Caliendo, finiani già spaccati: più di metà sta col Pdl

RomaA un giorno dal battesimo, l’euforia dell’hotel Minerva si è molto stemperata se non spenta del tutto. Dalle foto con l’iphone a Gianfranco Fini e l’atmosfera da festa tra amici, i fondatori di Futuro e libertà, sono passati alle scintille, che per il momento rimangono sottotraccia. Una nemesi, anche perché i temi sono gli stessi che hanno surriscaldato il clima nel Pdl prima del divorzio: giustizia, federalismo e voto.
La causa scatenante è stata l’intervista rilasciata venerdì da Italo Bocchino a Bianca Berlinguer. La prima uscita televisiva del gruppo, al Tg3 - questo era il tono dei commenti ieri - è stata completamente sbilanciata a favore dei falchi alla Bocchino o Fabio Granata, Carmelo Briguglio. Come fossero loro l’anima autentica di Fli (questo l’acronimo ufficiale che ha fatto l’esordio ieri in un ordine del giorno della Camera). In particolare, a scatenare i mal di pancia è stato il commento di Bocchino su Giacomo Caliendo. Una formula vaga, che secondo le colombe finiane (capeggiate da Adolfo Urso, Andrea Ronchi, Roberto Menia, Paquale Viespoli), nasconde la voglia di sostenere la mozione di sfiducia che la sinistra ha presentato contro il sottosegretario.
Voglia che l’altro pezzo del gruppo, più della metà, non sente affatto. La soluzione per i finiani, così come per il Pdl, è rinviare il nodo Caliendo a dopo l’estate. Domani pomeriggio si terrà una conferenza dei capigruppo, alla quale parteciperà per la prima volta il finiano Giorgio Conte, capogruppo pro tempore. In agenda ci sono due decreti in scadenza su materie tecniche, ma la sinistra farà di tutto per mettere all’ordine del giorno la mozione contro Caliendo.
Per evitare ulteriori incidenti e incrinature all’interno del gruppo uscito dal Pdl, i finiani dovrebbero accodarsi al Pdl e aspettare la ripresa dei lavori parlamentari per prendere una posizione. Ma l’orientamento della maggioranza di Fli, quella moderata, è di votare comunque contro la mozione di sfiducia. Innanzitutto perché non vogliono che il gruppo sia identificato come troppo giustizialista. Ieri Giuseppe Consolo ha piazzato un paletto garantista, lodando le parole del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, «in particolare quelle riguardanti le regole deontologiche alle quali tutti i magistrati dovrebbero ispirarsi». Ma anche per evitare strappi che avrebbero ripercussioni pericolose.
L’altro argomento che sta creando le prime differenze di valutazione riguarda proprio queste conseguenze, in primo luogo le elezioni, che stanno tentando il premier Berlusconi. I falchi finiani più temerari sembrano non temerle. E quanto un pezzo di Fli punti su un nuovo partito a tutti gli effetti lo dimostra il sondaggio che Generazione Italia, fondazione di Bocchino, ha commissionato a Crespi ricerche. Una «lista Generazione Italia-Fini». Raccoglierebbe «ben il 9,5 per cento dei consensi. Un dato molto diverso dai sondaggi di Berlusconi», si leggeva ieri nel sito. La valutazione dell’altro pezzi di Fli è invece simile a quella del Pdl. La lista potrebbe puntare a un 4 per cento, ma solo se fosse sostenuta da un partito vero, organizzato e radicato. Un processo per il quale servirebbe almeno un anno; dodici mesi di quiete che non sono compatibili con il prurito di mani dei falchi e con eventuali colpi di testa, sempre di quell’area, su Caliendo, ma anche sul federalismo e giustizia.