Sfilate tra spettri e Bettie Page Per Dior un porto in ogni donna

Via alle passerelle di Parigi. Galliano: &quot;Abbiamo mescolato Marlon Brando nel <em>Bounty</em> e la regina delle pin up&quot; 

Parigi - «Immaginate Marlon Brando con la divisa da ufficiale di marina ne Gli ammutinati del Bounty, pensate a Bettie Page, la madre di tutte le pin up, che dice “non sono mai stata la ragazza della porta accanto”, mescolate questi elementi tra loro e avrete la collezione Dior della prossima estate». A dettare la ricetta pubblicata dall'inserto-moda del settimanale Gala è stato John Galliano in persona 48 ore prima di salire sulla passerella fatta come il ponte arrugginito di una nave dove ieri si è svolta la sfilata più controversa che si possa immaginare. Nella prima parte c'erano bellissimi caban da marinaretto, il parka blu con i pantaloni tipo chinos, gli stivaletti dal tacco a spillo, le modelle con in testa il cappellino di Popeye: un'immagine perfetta per Marina Yachting, marchio controllato da Remo Ruffini, il patron di Moncler. Poi arrivavano le modelle con l'inconfondibile frangetta di Bettie Page e i vestitini corti da finta ingenua, le fantasie polinesiane prevalentemente sui toni del bianco e rosso, bianco e blu; un sacco di borse (una più bella dell'altra) tra cui svariate riedizioni della celeberrima Lady D adorata dalla principessa Diana e tante, forse troppe, «cime» annodate in vita.

Non mancavano infine gli abiti da sera in chiffon, sexy e trasparenti come non mai, i classici modelli di Galliano tradotti nel linguaggio iper lussuoso di Dior. Senza l'uscita finale dello stilista vestito da marinaio americano degli anni Quaranta, senza la presenza in sala di Kate Moss sommersa dalle guardie del corpo, senza il potente Gruppo Lvmh alle spalle, questa strana marinaretta votata a notti di sesso selvaggio in Polinesia, ci sarebbe sembrata moda senz'anima.

«Tra le cose del passato e quelle del futuro, dove sta la realtà, cosa sta fluttuando nell'aria del presente?». Dai Fujiwara, simpaticissimo designer di Miyake, si è fatto questa domanda dandosi una risposta altrettanto surreale: i fantasmi. Tradotto in moda si tratta di abiti bellissimi, prevalentemente bianchi e neri, con interessanti giochi di forme e movimenti dato dall'uso del suo celeberrimo plissè.

Per Rudy Paglialunga, il giovane designer chiamato da Matteo Marzotto a disegnare uno storico brand come Vionnet, il fantasma della grande Madeleine, inventrice dello sbieco e dello stile sportivo al femminile, deve essere meno ingombrante di quello di Miuccia Prada con cui ha felicemente lavorato per tanti anni. Stavolta, però, la collezione aveva un interessante studio dei volumi dato dall'uso di strisce in sbieco aggrappate a corde o catene che decorano e al tempo stesso determinano la linea dell'abito.

Convincente oltre ogni dire la sfilata di Roland Mouret, designer nato a Lourdes che in questi giorni si sente miracolato perché è riuscito a ricomprarsi il suo marchio dopo infinite traversie legali e finanziarie. La costruzione dei suoi celebri tubini spostata verso l'alto, una certa morbidezza perfino nel broccato del fulminante abito da sera marrone e quel certo non so che di sexy ma con pudore fanno dire a Sting presente in sala che l'unica canzone per la donna Mouret dovrebbe intitolarsi Je t'aime.