Lo sfogo di Berlusconi infiamma gli industriali

Stefano Filippi

nostro inviato a Vicenza

L'uragano Silvio si è abbattuto sulla fiera di Vicenza, ha schiantato Confindustria, ha lasciato i vertici impietriti, isolati dal governo e dalla base. Seimila imprenditori in piedi a osannare il presidente del Consiglio mentre le due prime file restano di sasso. Montezemolo, Tronchetti, Marchionne, Pininfarina, Emma Marcegaglia, Colaninno jr, Conti, Abete, Della Valle, Monti, Amato: statue di sale dalle facce terree. Berlusconi sciancato è più vitale di quello sanissimo che si fa cronometrare in tv, sorprende, infiamma, strappa ovazioni al popolo degli imprenditori ma fa imbufalire i numeri uno, gente come Diego Della Valle che come un ultrà della Fiorentina gli urla buffone, vergognati, e lo manda dove non si può dire.
Il premier non doveva venire, era bloccato dal male di schiena, aveva spedito Giulio Tremonti, il numero due del governo e di Forza Italia, per rispondere agli stessi interrogativi posti venerdì dagli industriali a Romano Prodi. Ma non ce l'ha fatta, è piombato in Veneto e trascinato dall'entusiasmo dei «colleghi» li ha riconquistati spaccando Confindustria. Non ha sciorinato numeri, non ha arringato la folla. È stato uno sfogo di quelli che si fanno con gli amici, un gesto liberatorio, improvviso, pochi minuti più efficaci di un comizio, dirompenti, vivi.
Arriva dopo mezzogiorno tra gli applausi degli industriali in piedi. Sale sul palco zoppicando, si scusa: «Non me la sono sentita di mancare all'appuntamento con quelli che sono come me i motori dell'Italia». Spiega che «l'altra sera alla manifestazione di Milano contro gli sfasciavetrine della sinistra ho avuto un diverbio con una sindacalista della Cgil molto arrabbiata. Il colpo della strega. Ma come nuovo ministro della Salute, ho dato ordine di farmi delle infiltrazioni: le cose dette qui dal signor Prodi non potevano restare senza risposta».
Parla di scuola, riforme dell'Iva, sgravi per il lavoro straordinario; informa che il primo provvedimento sarà l'aliquota triennale unica del 5 per cento per i giovani imprenditori. Avverte che dietro la polemica sui «furbetti del quartierino» la sinistra vuole introdurre tasse sui patrimoni, riepiloga gli interventi per fronteggiare la crisi energetica. Proprio mentre elenca dati su centrali e megawatt, ha un primo sobbalzo: «Dicono che parlo troppo di cifre, ma come si possono ignorare i fatti e tradurli senza cifre?». Gli applausi si infittiscono.
Ma il torrente Berlusconi straripa quando il moderatore Ferruccio de Bortoli, direttore del Sole 24 Ore, lo invita a risposte brevi. «Ma scusi - sbotta il presidente del Consiglio - lei crede che il tempo sia più importante delle cose che interessano tutti. Direttore, mi lasci fare uno sfogo». E giù con un attacco a Corriere, Stampa, Sole, Repubblica, Messaggero: «Ci sono cose inconfessabili, domandatevi se non siamo già in una situazione di pericolo per una vera e compiuta democrazia. C'è qualcosa che non va quando i giornali stanno tutti da una stessa parte? E la radio della Confindustria tutte le mattine attacca il governo? E allora apriamo gli occhi, per cortesia!».
Nel capannone della fiera echeggiano i «Bravo!» e gli applausi incoraggiano Berlusconi che scatta in piedi e conquista il bordo del palco, microfono in mano. «Mi piace parlarvi guardandovi negli occhi. I fatti sono una cosa, le menzogne un'altra. E allora guardiamo in faccia i fatti. Il governo ha messo le mani dappertutto. Quando siamo arrivati abbiamo trovato disastri. Abbiamo cercato di rimediare alle difficoltà, anche quelle poste dagli alleati; abbiamo dato stabilità per un'intera legislatura e conquistato il rispetto, il credito, l'ammirazione su tutto il fronte internazionale, e questo vi serve quando le vostre imprese vanno all'estero, sì o no?». Sììììì...
«Siate positivi, siate ottimisti. L'imprenditore ha il dovere dell'ottimismo, con il pessimismo non si va da nessuna parte. Non credete ai giornali che parlano di declino. Non ci siamo impoveriti in questi anni. La Borsa è cresciuta del 54 per cento e quindi le vostre aziende hanno più valore. L'82 per cento delle famiglie italiane possiede un immobile e gli immobili sono saliti dal 25 al 40 per cento. Le entrate medie degli italiani sono passate da 53 milioni a 58 milioni. Sono aumentate anche le nascite...». Berlusconi sorride, i battimani ormai sono continui. «Siamo al vertice dell'Europa per numero di auto possedute, di telefonini, stiamo arrivando come numero di computer. Allora, dov'è questa crisi? È soltanto nella volontà della sinistra e dei suoi giornali di inventarsi un declino che non c'è per andare al potere. E quando saranno al potere, sappiate che per loro le imprese sono macchine che consentono lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, che il profitto è lo sterco del diavolo, che il risparmio non è una virtù come per noi, ma è qualcosa da tassare e da penalizzare. E queste parole ve le voglio dire col cuore, perché sono stanco, stanco di vedere che qualcuno si sta distruggendo con le proprie mani e con i propri giornali».
La composta platea è in delirio. «E vi dico anche che in tutti i momenti di crisi, io come imprenditore ho guadagnato quote di mercato. E allora facciamo un po' meno vacanze, diamo l'esempio ai nostri collaboratori, magari veniamo un po' meno in Confindustria e stiamo a casa a lavorare, andiamo sui mercati esteri perché in questo modo si porta avanti l'Italia, non piangendoci addosso. E scegliamo di andare avanti, non di tornare indietro, scegliamo di andare avanti insieme».
Berlusconi si siede con la faccia tesa. Tremonti gli sussurra: «Ma non stavi male?». Sui megaschermi appare Della Valle che urla: «Buffone, ti devi vergognare». Il premier si slancia ancora: «Vedo il signor Della Valle che scuote la testa. Allora vi dico, quando penso perché un imprenditore può sostenere la sinistra, se non è andato fuori di testa, penso che ha molti scheletri nell'armadio, tante cose da farsi perdonare e che si mette sotto il manto protettivo della sinistra e di Magistratura democratica». Le ovazioni per il Cavaliere si mescolano ai fischi per mister Tod's.
Berlusconi torna a sedere, Tremonti muove le mani a dire basta, il premier si porta due dita alla gola: «Ce l'avevo qua». De Bortoli ironizza: «Presidente, sono felice per lei, ha fatto uno scatto straordinario, vuol dire che sta bene...». Bravo, urla la prima fila che si concede il primo applauso. Berlusconi mormora rauco: «Sono guarito», e si massaggia la schiena. Della Valle alza il dito per intervenire. Montezemolo si consulta con Maurizio Beretta e fa segnali a de Bortoli che annuncia: «Mi chiede una replica Della Valle». Bordate di fischi e buuu interminabili. Berlusconi riprende il microfono: «Prego solo il signor Della Valle, se si rivolge al presidente del Consiglio, di dargli del lei e non del tu». L'imprenditore si picchia il dito sulla tempia destra ed esplode in un «vaffa». Berlusconi risponde mandandolo a quel paese, Tremonti stringe bocca e spalle. De Bortoli passa la parola a Andrea Pininfarina per le conclusioni. «Silvio, Silvio», scandiscono gli imprenditori. Berlusconi se ne va zoppicando, salutando la folla e senza guardare la prima fila.