Lo sfogo di Bersani: "Liberalizzazioni bloccate in Senato"

Le sue norme snobbate da Palazzo Madama

Roma - Bisogna spingere il Senato a dare il via libera al ddl Bersani-ter «come pacchetto da approvare entro dicembre». Il ministro dello Sviluppo economico si è sfogato con Il Sole 24 Ore lamentandosi dello stallo dei lavori a Palazzo Madama con la terza «lenzuolata» bloccata in commissione Industria e con la Finanziaria alle porte.
«Dopo una bella discussione sulla Rai - ha aggiunto Bersani - si farà un’altra bella, inutile, ingiusta discussione su Visco che, peraltro, è uno degli artefici di questa manovra». Secondo l’esponente diessino, bisognerebbe discutere di «misure concrete e approvarle entro fine anno».
Il capogruppo dell’Ulivo al Senato, Anna Finocchiaro, è stata ancor più esplicita. «È evidente - ha dichiarato - che l’opposizione ha fatto e farà di tutto per impedire che vengano approvati quei provvedimenti». Immediata la replica del presidente dei senatori di An, Altero Matteoli: «Se quelle di Bersani fossero liberalizzazioni vere avrebbe ragione. Il problema è che si tratta di finte liberalizzazioni».
In prima lettura alla Camera, infatti, la parte più audace del provvedimento (la cancellazione delle commissioni di massimo scoperto sui conti correnti bancari) è stata molto attenuata e i 61 articoli del decreto paiono intervenire su problematiche secondarie dei vari mercati interessati.
Rimane un’altra questione: la risicata maggioranza dell’Unione che il centrosinistra utilizza spesso come pretesto per la sostanziale stasi dei lavori. Il problema, esposto da Bersani e Finocchiaro, andrebbe rovesciato. Tolte la discussione delle mozioni sulla Rai (giovedì 20 settembre) e quella sul caso Visco (settimana prossima), l’opposizione ha influito in un’occasione (la verifica del numero legale che ha fatto saltare una seduta martedì).
In realtà, l’Aula ha iniziato a lavorare a pieno ritmo solo martedì 18 settembre e a partire da quella data ha approvato alcuni provvedimenti tra i quali: il ddl sulla sicurezza stradale, il riordino degli enti di ricerca voluto da Mussi, il ddl sulla risoluzione del contratto di lavoro che d’ora innanzi necessiterà di un modulo ad hoc. Infine, è stata definitivamente espunta dalla Costituzione la pena di morte. Per il Bersani-ter non c’era proprio spazio, ma questo non dipende dall’opposizione.