Lo sfogo di chi abita nei vicoli: «Qui si nascondono anche i rom»

L’ingresso silenzioso degli zingari è l’ultima coltellata a questo quartiere che solo l’ignoranza e l’imprevidenza culturale e politica, l’ipocrisia e l’impreparazione di questa classe dirigente non hanno trasformato in un punto di forza economica per la città

(...) loro mani. Nessuno se ne preoccupa perché pochi, ormai, hanno il fiato per gridare lo sdegno di essere costretti a vivere in mezzo al degrado. Ci prova Cesare Simonetti, una delle anime «antiche» di questi vicoli. Uno che nei carruggi c’è nato e ci ha respirato la Genova che non esiste più. Cresciuto a focaccia e friscieu, con quell’odore unico al mondo che emanava Sottoripa quando la parola che si sentiva di più nell’aria era belin e non qualcosa che sa di lontano. Troppo lontano.
«Con i rom abbiamo toccato il fondo non ne possiamo più», si sfoga Simonetti, che la storia delle battaglie degli abitanti dei vicoli la conosce bene visto che combatte con i comitati in prima linea da anni. E spiega come, mai come oggi, un sindaco si sia disinteressato di un quartiere riducendolo a «buco nero». Da ponente a levante i rom sono un problema nazionale. Ma quando si perdono nei rivoli di vicoli senza via d’uscita diventano emergenza. «Entrano in casa degli anziani per rubare e non mi stupirei che prima o poi ci scappasse il morto - racconta - ho contato almeno quattro o cinque colpi negli ultimi quindici giorni. Entrano negli appartamenti ai piani alti, camminano sui tetti e si intrufolano nelle case degli anziani, vittime preferite perché non si difendono... non possono». La legge dei vicoli di Genova, di Napoli, di Tangeri è sempre la stessa. I rom non aggrediscono i grossi senegalesi che li metterebbero a posto con un pugno, né prendono di mira gli stranieri che sanno maneggiare bene le lame. Non sono mica scemi. «I rom sono infinitamente più pericolosi, per il tessuto sociale di questa città nella città, di tutte le altre etnie che in un modo o nell’altro si integrano, anche i maghrebini che stanno aprendo un negozio via l’altro di frutta e verdura o le macellerie - racconta Simonetti -. Per non parlare dei sudamericani che nonostante i loro eccessi aiutano come colf e badanti, sono cattolici e capiscono molto più di noi che noi di loro e lo stesso posso dire di tanti asiatici... a parte i cinesi che restano un muro indecifrabile».
Così a volte bastano pochi mesi, addirittura poche settimane perché il centro storico che a malapena alza la testa venga di nuovo spinto giù e diventi il posto dove nascondere come in un «buco nero» i problemi irrisolti di Genova. Simonetti lo chiama «l’altro volto di Genova, quello che dà fastidio, quello politicamente scorretto, quello di cui non si deve parlare». Qualche parroco ha dato loro un appartamento della Chiesa. un ricovero, sì, ma anche una base da cui partire per le scorribande. Un atto di solidarietà che diventa un boomerang per il quartiere, con gli anziani che non si orientano più a casa loro, che stanno tappati in casa se possono fare a meno di uscire. E poi ci sono i palazzi nobiliari «dati da chi in mano a chi» non si sa, dice Simonetti e «invece bisognerebbe che qualcuno indagasse e che si sapesse chi manovra i fili» e che non fossero solo i cittadini a doversi improvvisare investigatori, amministratori e magari giudici. E non parliamo solo dei bassi delle prostitute, che loro almeno, si sa cosa fanno, ma anche appartamenti dove vivono accampati in dieci, venti, o chissà quanti. «L’ingresso silenzioso dei rom nel centro storico è l’ultima coltellata a questo quartiere che solo l’ignoranza crassa, l’imprevidenza culturale e politica l’ipocrisia e l’impreparazione di una classe politica di sinistra e di destra ha impedito divenisse il centro culturale economico e turistico di traino per la città», dice Simonetti. Chissà se qualcuno ascolterà quest’uomo. Una voce. Che parla per migliaia che non hanno più voce.