Sfogo granata «Basta, siamo perseguitati»

Jacopo Casoni

Quella di ieri è stata un’altra giornata di passione per il Torino. In mattinata, presso il Palazzo di giustizia del capoluogo piemontese, sono stati interrogati i vertici del club in relazione alle accuse di falso in bilancio e truffa ai danni della Figc e del Comune.
I pm Bruno Tinti e Alberto Benso contestano alla società del patron Franco Cimminelli di aver gonfiato i bilanci tramite il meccanismo delle plusvalenze fittizie, occultando così una situazione finanziaria dissestata che avrebbe comportato il rifiuto del Comune alla concessione dello stadio e la mancata iscrizione ai campionati di calcio.
In merito alle plusvalenze contestate, il legale del club, Carlo Mussa, ha avanzato dubbi circa la legittimità del capo d’accusa. «Ci siamo avvalsi della facoltà di non rispondere – ha spiegato l’avvocato – perché non siamo in condizione di farlo». Nell’avviso di garanzia, infatti, non sarebbero specificati i nominativi dei calciatori interessati.
Per quel che riguarda l’illecito di truffa ai danni della Federazione, Mussa sostiene che la posizione del Toro non dovrebbe neanche essere presa in esame. «La Figc ha detto che fino al 2004 le cose sono andate bene. Adesso la magistratura sta tentando di applicare un criterio retroattivo che non ha ragione di esistere».
I granata sono impegnati, oltre che sul fronte giudiziario, anche nella ricerca dei fondi per salvare il club e l’interferenza della Procura non sta certo agevolando il compito di Cimminelli, Romero e Paiuzza. «È una persecuzione – chiosa Mussa –. Queste ingerenze della Procura di Torino, consapevoli o inconsapevoli che siano, stanno condizionando in modo inopportuno il futuro di una squadra».