Sfogo di una lettrice: «Mi hanno rubato tutto Chiuderò l’attività»

Caro direttore,
sicuramente questa mia denuncia, anzi, questo mio sfogo, non verrà nemmeno preso in considerazione, né forse mai letto, ma sono così sconfortata e delusa dalle situazione, che non trovo altro modo per provare a sentirmi meglio...
Qualche giorno fa io e il mio compagno veniamo svegliati da una telefonata nella quale ci viene detto di correre presso la nostra attività perché nella notte c’era stato un furto. Giunti sul posto lo spettacolo è stato agghiacciante... non è nemmeno importante cosa e quanto ci sia stato portato via, anche se il rischio di dover chiudere l’attività lasciando a casa diversi dipendenti è reale, ma è orribile la sensazione di impotenza che si ha, in Italia, di fronte a delle persone che ti portano via il frutto delle tue dodici ore di lavoro al giorno, delle tue notti perse a pensare a come sviluppare la tua attività, del tuo impegno.
È davvero scoraggiante sentirsi così inermi, constatare le difficoltà delle forze dell’ordine, le pochissime e insufficienti risorse messe a loro disposizione, l’indifferenza e la scarsa considerazione delle proprie problematiche. Sono certa che non verrà recuperato niente della refurtiva perché non vengono utilizzati nemmeno i pochi mezzi che si avrebbero a disposizione per indagare.
Non è normale e non può essere che un cittadino si senta così solo e abbandonato davanti a questi fatti, proprio in un momento di crisi economica come questa, non ci possiamo permettere di perdere piccoli imprenditori che, come noi, non senza difficoltà, portano avanti e sviluppano la propria attività. Non può essere che lo Stato, e di conseguenza i cittadini, siano in balia di «balordi» che vivono sulle spalle degli altri, non può essere che un furto passi in ultimo piano nelle priorità delle forze dell’ordine perché tanto... «ci sono reati molto più importanti». Voglio continuare a credere che «il mondo non sia dei furbi», ma assicuro che in questo momento di sconforto non è per niente facile.

Capisco la sua amarezza. E so che la pubblicazione della lettera non servirà a scalfirla in alcun modo. Però, vede, cara Eva, a volte nella vita succedono cose che uno non s’aspetta. Per esempio: uno scritto che è venuto giù dalla penna come sfogo momentaneo e inviato al giornale chissà perché, non solo viene letto e preso in considerazione, ma finisce pure in pagina. Al posto d’onore. Che cosa ci vuole fare? Noi abbiamo un debole per le persone che passano dodici ore al giorno a lavorare, e s’ingegnano in ogni modo per capire come sviluppare la propria attività e il proprio impegno. Non solo: abbiamo un debole anche per quelli che si sentono soli, abbandonati, un po’ trascurati. Sia chiaro: non siamo in grado di far altro che raccogliere la sua voce e di rilanciarla. Ma su un punto, mi permetta una notazione: nella sua amarezza mi pare di registrare una punta di polemica troppo forte contro le forze dell’ordine. Faccia sbollire un po’ la rabbia e ci pensi. In fondo anche poliziotti e carabinieri s’impegnano giorno e notte, anche loro rischiano (e molto) in prima persona. Anche loro sono lasciati soli, con pochi mezzi. Anche loro, spesso, si sentono abbandonati. E dunque spero che anche a loro possa capitare quello che oggi è capitato a lei: che qualcuno raccolga il loro grido d’aiuto.